Pomigliano, Festa dell’Unità 2010

Annamaria Bianco

Le feste dell’Unità che ogni anno si celebrano nei più svariati comuni d’Italia sono tantissime e, pur avendo la stessa matrice originaria nella raccolta fondi per il quotidiano omonimo e i partiti della sinistra, ciascuna di esse si svolge in maniera differente, con le proprie peculiarità organizzative, a seconda della collocazione geografica e non soltanto.

Non sempre
con buoni risultati, però. Chiacchiere di paese dicono che quest’anno il Festival svoltosi a Pomigliano non abbia avuto la stessa affluenza degli anni scorsi e c’è chi ne dà la colpa al silenzio mediatico calato sull’evento, pubblicizzato in modo minimo da un’Amministrazione Comunale quasi interamente di destra, in una sorta di boicottaggio politico non poi così strisciante.

Ma, come sempre, i commenti della gente tendono ad ingigantire la realtà e ad essere spesso più duri di quanto invece occorra: è vero, forse la partenza non è stata delle migliori, ma la serata conclusiva è stata molto più che affollata. Probabilmente, bisognava lasciare il tempo di espandersi alle voci riguardo al programma di quest’anno che, specie negli ultimi giorni, contemplava le esibizioni di gruppi di risonanza nazionale, sulla base di una scelta la quale sembrava avere tutta l’intenzione di riservare il meglio per ultimo.

Meglio procedere con ordine: il 25 giugno scorso, nello scenario del parco pubblico “Giovanni Paolo II” (più ben noto col familiare nome di Villa Comunale), la festa ha avuto inizio con un’area concerti per gruppi emergenti a partire dalle 21.00 intitolata “Un’ora sola ti vorrei”, mentre già nel pomeriggio del giorno successivo si è tenuto il primo dibattito su “La manovra economica, federalismo fiscale e sviluppo del Sud tra promesse ed inganni del governo Berlusconi”, seguito in serata da uno spettacolo di ginnastica artistica “Madonna in Time” ed una breve rassegna di musica popolare napoletana.
 
Il 27 giugno è stata la volta di gruppi brasiliani e complessi ska/jazz, poi il 28 è stata di allestita un’area discussioni riguardo le prospettive energetiche e le risorse da poter utilizzare nel XXI secolo, alla ricerca di nuove alternative, quando invece in serata il parco è diventato scenario di uno spettacolo teatrale ispirato all’album capolavoro di Fabrizio De Andrè, “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, dal titolo “Sulla collina”. Il 29 l’associazione “ ’A Sunagliera” ha presentato a sua volta “ ‘E scetavagliasse e il marchese di Caccavone” e si è poi esibito Marcello Colasurdo; il 30 è stata una data dedicata esclusivamente ai giovani, con dibattiti sulla scuola, “al centro di una politica di pubblica (d)istruzione”, e spettacoli offerti dall’Alfa Gang, un gruppo hip hop, e gli S.O.S., di genere sicuramente più rock. Il primo luglio è stata quindi la volta dei lavoratori, in particolare degli operai, soprattutto in seguito al Referendum della FIAT.

Dopo un dibattito sul lavoro e l’industria in Campania sulle modalità per passare dalla crisi all’inserimento nello scenario della globalizzazione economica, è infatti salito sul palco “Rarecanova”, un gruppo operaio della città. Le ultime tre serate seguenti si sono incentrate, infine, principalmente su tre nomi: Le Strisce, Capone & BungtBangt ed Avion Travel. I primi, sei ragazzi fuoricorso di Napoli come essi stessi si descrivono, dopo il successo in rete, il 25 maggio scorso sono riusciti a produrre il loro primo album “Torna ricco e famoso”, mentre il disco che ha reso famoso il secondo complesso è stato “Biologic”; un cd formato da brani realizzati esclusivamente con strumenti musicali fatti in casa, riutilizzando vecchi oggetti per produrre aggeggi come “La scopa elettrica”, che nulla ha da invidiare, nel suono, agli apparecchi elettronici a cui le nostre orecchie vanno sempre più abituandosi.
 
E non è da meno l’ultima band casertana, che può vantarsi di aver ricevuto il premio della critica e della giuria di qualità nella sezione Big del Festival di Sanremo nel 1998, con la canzone “Big” e che è stata quella che ha raccolto più pubblico, fra adulti nostalgici e giovani curiosi, mentre a far da cornice al tutto vi erano stand e bancarelle di ogni genere, esposizioni di vecchie copie della testata e chioschi addetti alla ristorazione dinanzi ai quali le file si sono triplicate e trovare un posto a sedere per poter consumare quanto comprato lì, nella confusione generale degli ultimi giorni, era davvero un’impresa dai connotati epici.

 

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