UNA LAMPADINA PER KIMBAU

Lucia Mautone

"Come aiutare un popolo a continuare a sognare"

Nella cornice del Complesso Monumentale di S.Maria la Nova venerdì 12 ottobre alle ore 19.00 Mariapia Bonanate e Chiara Castellani hanno raccontato la propria storia.

La prima è giornalista e scrittrice, condirettrice di un settimanale che si è posto una sfida, che punta a "offrire buone notizie". La Bonanate ha una mission: rivelare all'opinione pubblica che ogni donna che lotta ogni giorno nel posto in cui si trova può diventare "una eroina", può cambiare il pezzo di mondo che abita, facendo delle sue azioni una leva del cambiamento.

Così nasce il suo libro "Donne che cambiano il mondo", in cui ci si chiede "Può una donna sola, in condizioni spesso drammatiche, cambiare il mondo?" Mariapia ci dimostra che in molti casi è successo proprio questo, raccoglie le voci di donne che hanno realizzato dei piccoli miracoli: come Laura che a 20 anni ha scelto di vivere in Mozambico creando attorno a sé una cittadella della speranza che accoglie ragazzi di strada, mamme adolescenti, lebbrosi, come Cristina, che ha una vita agiata ma si occupa di tutti i bambini maltrattati e abbandonati dalle famiglie prendendoli dai marciapiedi, come Sara, che a Bombay, da ricca si è fatta povera per salvare i figli delle prostitute in un quartiere malfamato.

Queste sono solo alcune delle storie fatte di straordinaria quotidianità, e tra queste eroine c'è anche Chiara Castellani, premio Donna dell'anno nel 2001 e insignita nel 2005 dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente Ciampi, che nel suo libro "Una lampadina per Kimbau" riporta la sua avventura dagli anni passati in America Latina al Congo. Partita a 26 anni con una specializzazione in Ginecologia ed Ostetricia per il Nicaragua, sul campo è diventata da ginecologa chirurgo di guerra, prestando la sua attività durante gli scontri civili. Dal 1990 opera nella Repubblica Democratica del Congo dirigendo un ospedale sperduto nella savana, a Kimbau dove si è avverato il suo sogno di portare l'acqua e la luce. Chiara racconta con forza, denuncia tutte le violazioni dei diritti umani e gli abusi di potere a cui ha assistito, prega le persone di non coprire le ingiustizie col silenzio, di continuare a lottare per un mondo più giusto che offra a tutti le stesse possibilità. Ci fa entrare nel suo mondo, un piccolo villaggio di un'Africa bellissima ma terribile, racconta delle incursioni dei militari che hanno portato via il Dr Richard, ammazzato e gettato via nel fiume, uno dei tanti desaparecidos dei crimini di guerra, della necessità di imparare ad usare il bisturi per prestare soccorso alle vittime delle mine, delle amputazioni che ha dovuto effettuare a giovani che nonostante tutto la ringraziavano per aver salvato loro la vita, della gioia e della dignità di un popolo straziato dal dolore. Chiara Castellani ci offre una memorabile lezione di vita, ribadisce che " l'amore perfetto vince la paura", e che non dobbiamo arrenderci ma lottare.

A causa di un incidente nella savana perde un braccio, ma neanche per un minuto pensa di tornare in Italia, " Quando avevo due braccia mi sentivo un grande chirurgo - confida Chiara - invece sbagliavo, perché facevo tutto da sola, oggi invece anche per le piccole cose devo chiedere aiuto agli altri, e le ostetriche che sto formando, guidate dalla mia voce fanno nascere nuove vite". La commozione è forte al momento del suo saluto: " Non ci vogliono per forza due ali per andare avanti, e adesso che io ho una sola ala ho imparato davvero a volare e non smetterò mai di sognare, dovete farlo anche voi lì dove siete ed impegnarvi per migliorare le cose ". Un applauso lunghissimo e tanti occhi lucidi danno la certezza che uscendo da quella sala non è tutto come prima, Chiara ci ha fatto entrare nel suo sogno e ci ha donato un nuovo senso di responsabilità.

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