Marigliano, alla scoperta di artisti: PAF

Redazione

Paciello Francesca in arte Paf , nasce nel 1959 a Marigliano,da famiglia Marglianese, e
ci vive fino all’età di 5 anni . Oggi vive e lavora a Pomigliano d’Arco (NA). Pittrice intimista e ritrattista. Autodidatta,
La sua passione per l’arte si manifesta sin da giovanissima.

Considera la pittura una passione importante, che esprime , attraverso colori molto vivaci e forme che richiamano volti e corpi, la sua vita. Lei stessa afferma che il pennello, guidato dalla sua mano, dipinge sulla
tela ciò che è dentro di sé, il suo mondo interiore. Esprime la sua sensibilità attraverso una pittura intensa e vibrante.

Protagonista assoluto dei suoi quadri, almeno nelle opere degli ultimi tempi,
il colore, che astraendosi quasi dalle forme che lo sostengono, diviene il motivo
emozionale ed espressivo principale. Il colore diventa autentico linguaggio
dell’anima quando ci mostra le sensazioni e i sentimenti, quasi tangibili,
attraverso volti che emergono dalle sinuose pennellate, che lasciano sulla tela
la materia stessa del colore.

L’urlo del colore in Francesca Paciello.
Un solo grido d’angoscia sale dal nostro tempo. Anche l’Arte urla nelle
tenebre, chiama soccorso, invoca lo spirito.
L’espressionista riapre la bocca all’uomo il quale, fin troppo, ha ascoltato
tacendo: ora vuole che lo spirito risponda.

Con queste parole Hermann Bahr, nel 1916, nella sua opera letteraria
Espressionismo, indicava e sincronizzava le caratteristiche di questo nuovo
movimento artistico finalizzato alla volontà esasperata di comunicazione, di
espressione, di imposizione del ruolo del soggetto e delle sue emozioni. In
maniera completamente autentica al simbolismo, l’espressionismo non voleva
sottendere né accennare ma “urlare” compiutamente e fortemente le proprie
verità.
 
In tutto ciò
sembra trovare incontro ideologico ed, in parte, formale,
il percorso artistico di Francesca Paciello (PAF) da Pomigliano d’Arco: nelle
sue opere la ricerca cromatica si impone “prepotentemente” sulla linea e la
libertà del disegno diventa, di volta in volta, sempre più ampia: è il colore,
quello puro, a creare la forma, raggiungendo, in alcuni casi, esiti di notevole
e struggente lirismo. Il rosso, come colore del sangue e, quindi, come sinonimo
di vita, si infiamma, si alterna, si incupisce, si espande, dilagando, si
geometrizza, si rigenera in forze vitali. Attraverso la semplificazione
espressiva, Francesca Paciello, sottolinea il valore conferito al colore ed
attraverso la mancata “deformazione” degli aspetti oggettivi della realtà e
della “naturale naturalezza” cerca di evidenziare stati mentali eccessivi
dettati e giustificabili da situazioni in cui l’intensità emotiva giunge ai
confini del sopportabile.

Paf considera
il proprio lavoro come una sintesi visivamente organica dell’epoca storico-spirituale dell’uomo ma soprattutto, evocazione di un autobiografismo sofferto e sentito. L’angoscia, annullamento,
indotto dalle contingenze, dell’io, l’amore come misterioso universo di attimi,
palpiti, silenzi, l’insonnolenza per una vita universalmente fragorosa e
caotica, il vomito metaforico di ciò che l’inconscio vorrebbe rimuovere, i
vortici che avvolgono l’essere più profondo di un’atemporalità che fonde senza
termini passato e futuro, sono alcune delle tematiche più sentite e
rappresentate. Il rosso sangue è anche evocato nelle visioni che fondono
universo umano, animale e vegetale sullo sfondo di tramonti attraversati da un
urlo grondante colore nei quali, attraverso un’audace e radicale operazione di
sintesi, non è più possibile leggere con chiarezza i tratti distinti e propri
di ogni singola natura. In questo universo popolato da alberi antropomorfi che
diventano prigioni dell’essere, da esili figure di spalle, da maschere
inquietanti, da presenze occulte provenienti dai meandri profondi di un animo
inquieto, occasionalmente si aprono degli spazi di azzurro che contendono al
rosso l’egemonia cromatica: essi sembrano diventare metafore di un desiderio
non solo personale ma universale. Paf, in quelle sottili lingue di colore che
rompono la monocromatica monotonia, vede la speranza, la speranza di una forza
vivida e feconda la quale possa illuminare non solo la sua esistenza ma,
soprattutto, diradare le fosche ombre che si affollano tetre sulle angoscianti
esistenze degli uomini.

Di fronte alla pittura di Francesca Paciello bisogna, dunque, porsi con
attenzione, escludendo “a priori”superficiale considerazioni affinché si possa
gustare, oltre, l’apparenza, il senso di un messaggio profondo che arrivi
forte, vigoroso, stentoreo, alla vista, all’udito, all’animo, alla mente di
chi, ancora oggi, è disposto a considerare l’artista interprete di un
misterioso mondo alla portata di tutti ma, dimenticato o forse, mai
conosciuto.
P.V.

 

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