I beni confiscati sono cosa nostra, niente regali alle mafie

Redazione

Premesso che tredici anni fa, oltre un milione di cittadini italiani firmarono la petizione che chiedeva la Parlamento di approvare la legge per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forse politiche, che votarono all’unanimità la legge 109/96.
Si coronava così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l’impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.

Oggi quell’impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in senato alla legge finanziaria, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre mesi o sei mesi.

Considerato che il grande lavoro svolto dal governo e dalle forze dell’ordine negli arresti e nel sequestro di beni accumulati illegalmente mai cosi importanti e consistenti come in questi ultimi anni;

visto che le organizzazioni mafiose si faranno avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che questi stessi beni rappresentano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza,il sangue, i soprusi, fini all’intervento dello stato;

preso atto che anche il nostro comune ha pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane stroncate dal fuoco assassino dei clan si ricordino l’avv. Alfredo Mundo e la mamma Giuseppina Guerriero, oltre alle vite bruciate in modo prematuro grazie ai veleni tossici di rifiuti, che questi uomini del disonore hanno sparso a tonnellate e tonnellate nella nostra fertile terra:

considerato che la vendita di quei beni significherà una cosa soltanto: che lo Stato si arrende di fronte alle difficoltà del loro pieno ed effettivo riutilizzo sociale come prevede la legge e che il ritorno di quei beni nelle disponibilità dei clan a cui erano state sottratte, grazie al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, avrà un effetto dirompente sulla stessa credibilità delle istituzioni


chiede al Consiglio Comunale di votare il seguente O.D.G.

Il sindaco ed il consiglio comunale di MARIGLIANO chiededono al Governo ed al Parlamento di ripensare e ritirare l’emendamento sulla vendita dei beni confiscati;
• di rafforzare l’azione di chi indaga per individuare le ricchezze dei clan;
• di introdurre norme che facilitino il riutilizzo sociale dei beni confiscati;
• di dare concreta attuazione alla norma che stabilisce la confisca dei beni ai corrotti;
• di destinare innanzitutto ai familiari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia i soldi e le risorse finanziarie sottratte alle mafie.
Che non vengano venduti quei beni confiscati, che rappresentano il segno del riscatto di un’Italia civile, onesta e coraggiosa.

Di inviare copia di questa deliberazione di consiglio al sig. Presidente del Consiglio ON Silvio Berlusconi;
al sig presidente della Camera On Gianfranco Fini;
al sig. presidente del Senato On Renato Schifani;
con preghiera di accoglienza
Di darne comunicazione agli eletti del territorio sia alla Camera dei Deputati che del Senato della Repubblica Italiana
Di darne ampia diffusione alla cittadinanza.
 

Associazione Libera

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