San Paolo Belsito, alla scoperta delle nostre origini

Redazione

Sarà inaugurato nella prima metà di ottobre il parco archeologico di San Paolo Belsito. Ad annunciarlo, l’architetto Emilio Castaldo, responsabile dell’area. Il parco rappresenta un’assoluta novità nel panorama archeologico e museale campano. Esso, infatti, ha al suo interno una ricostruzione tridimensionale di una capanna preistorica, arredata con suppellettili. La ricostruzione ha un rilevante valore didattico in quanto, oltre ad uno spaccato della quotidianità preistorica, offre la possibilità di dimostrare la continuità architettonica tra quelle costruzioni ed i pagliai costruiti dai nostri contadini con steli di granturco su supporto ligneo.

 La capanna è interamente realizzata in materiali naturali: castagno e noce per la struttura, giunchi per la copertura. La ricostruzione è basata sui calchi rinvenuti in contrada Papa (Nola): dopo le eruzioni del Vesuvio, infatti, l’intera area nolana è stata coperta da uno strato di cenere che, solidificandosi, ha conservato al suo interno il calco delle sostanze organiche (i giunchi ed il legno), in base al calco gli architetti hanno ricostruito la pianta delle antiche capanne. Tale pianta è costituita da tre ambienti. All’esterno, vi era un atrio circolare ove si svolgeva la vita diurna, intorno al fuoco. All’interno, invece, vi erano due ambienti: una camera da letto, dotata di buchi nel terreno ove veniva inserita la cenere incandescente a mo’ di braciere ed una dispensa di forma absidale, ove venivano conservati i cibi, cotti su un rudimentale forno: dal momento che non vi era ancora la tecnica della salatura, era la cottura l’unica maniera per rendere il cibo commestibile a lungo.

Nella stessa area del parco archeologico si possono ammirare alcuni resti di una villa di epoca romana, la quale si estendeva per diversi ettari. Tuttavia, così come nel parco archeologico di Marigliano, essi sono stati risotterrati: l’unico modo per conservarli adeguatamente in attesa di fondi per riportarli completamente alla luce.

I resti archeologici abbandonati, le strutture lasciate all’incuria ed al vandalismo sono aspetti tipici dell’intera area nolana e vesuviana, frutto di una cronica mancanza di fondi e da un’eterna essenza di politiche del turismo lungimiranti. Ne è un esempio la struttura della “Foce del Sarno”, sfruttata solo per un decimo delle sue potenzialità.

Articolo redatto dalle partecipanti al progetto “Punto e Accapo”, realizzato dall’ Associazione “Ambiente Azzurro Area Nolana” e dal Centro Servizi per il Volontariato” di Napoli.

 

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