SERGIO SEDIA: A DI ALBERO

Redazione

Nel mio primo giorno di scuola imparai A di Albero. Me lo ricordo ancora. Quante difficoltà per i nostri nonni analfabeti nel chiuso delle cabine elettorali.Quante umiliazioni hanno sopportato. I bigliettini nascosti nelle tasche rattoppate e appoggiati sullo scrittoio erano un pugno nello stomaco affamato di quelle persone che hanno cambiato l'Italia.

Persone straordinarie dalle mani callose che con dignità ineguagliabile ricopiavano su quelle schede elettorali i geroglifici scritti da mani gentili su quei bigliettini per consegnare ai loro figli la speranza di un paese migliore. Quella forza di volontà, che non aveva colori politici, mosse quelle mani inadatte alla scrittura.

Quella forza di volontà, espressione di un diritto di voto sentito come l'unica cosa di proprietà di una classe sociale che non possedeva niente, fu la base di un cambiamento storico che vide la prima luce un giorno qualsiasi di un giugno lontano 62 anni fa. Oggi, dopo tanti anni, nell'arco di due settimane, 2 eventi unici nella giovane storia d'Italia si sono compiuti: le elezioni più incostituzionali della storia e la raccolta firme più veloce della storia. Questi due eventi nascondono una verità scomoda che fa a cazzotti con la storia che quegli uomini pur non sapendo scrivere, hanno voluto scrivere per noi.

Nel giro di due settimane abbiamo vergognosamente voltato le spalle alla storia per poi riprendercela stringendocela a noi più forte di prima. Quella croce che abbiamo messo sulle schede elettorali è stata una croce vergognosa che ci ha riportato indietro nel tempo, in un tempo in cui chi non sapeva scrivere perchè non poteva imparare a scrivere ha lottato per scrivere Per quelle persone sarebbe stato molto più semplice e meno umiliante mettere una croce e invece hanno lottato, senza saperlo, per regalarci un futuro diverso, un futuro migliore nato dalla nostra alfabetizzazione che a loro era stata negata.

Quella vergogna che ha il nome di un'elezione che ci ha costretto a chiudere la bocca mettendo una "x" là dove i nostri nonni scrivevano a fatica una preferenza, lo stupido popolo del comico Grillo l'ha spazzata via, non senza cicatrici, in un attimo, usando ciò che di più nobile ci è stato regalato: la cultura. Grazie alla nostra cultura, che una "X" volleva cancellare, ci siamo ripresi la storia, mettendo il nostro nome su milioni di schede. Il nostro nome, non una schifosa X.

Molti hanno detto e scritto che Grillo è un buffone e che è andato contro la Storia, profanando il 25 aprile. Io so solo che grazie a lui, soltanto due settimane dopo, ho ritrovato il piacere di scrivere, un piacere che avevo perso per colpa di poche indegne persone che parlano di Storia senza conoscerla e che ci hanno detto croce dove invece andava detto democrazia. Un Grazie a Beppe e un grazie alla mia Maestra Dora.

Sergio Sedia

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