MASTELLA CONNECTION

Redazione

La moglie. I figli. Un consuocero. Due cognati. E tanti amici. Così il clan di Ceppaloni ha steso la sua rete di potere su tutta la Campania. Tra contributi pubblici e patrimoni privati. Fino all'arrivo degli arresti

Per la prima volta la frase pronunciata da Sandra Mastella per giustificare la propria ascesa alla presidenza del consiglio regionale della Campania, ("ma quale favoritismo, io sono stata danneggiata dall'appartenenza alla mia famiglia") mercoledì scorso ha assunto un fondamento di verità. Eppure fino ad allora, fino agli arresti domiciliari per un'inchiesta sul consuocero Carlo Camilleri, la famiglia non è mai stata il punto di debolezza del clan Mastella ma, anzi, il motore delle sue fortune.

Per capirlo bisogna andare a San Giovanni di Ceppaloni, il centro di gravità permanente del sistema di potere che ruota sul quadrilatero Ceppaloni-Benevento-Campania-Roma. Il perno di tutto è ovviamente Clemente Mastella ma negli anni l'ex braccio destro di Ciriaco De Mita ha fatto crescere altri centri di gravitazione del potere. E i suoi familiari hanno assunto ruoli crescenti nel partito, nelle istituzioni e anche nell'economia. Ricostruire oggi questa rete di potere nell'economia e nella politica può essere utile per comprendere il caso della signora Mastella. Le telefonate che hanno portato i magistrati ad accusarla di concussione, infatti, possono essere comprese solo se inserite nel contesto generale del sistema mastelliano. Il fulcro di tutto è Clemente, l'ex democristiano salito sul carro berlusconiano e poi rimasto in sella, con Massimo D'Alema, per ridiventare ministro nel centrosinistra di Prodi.

Intorno a lui però, con ruoli ben precisi, in questi ultimi dieci anni sono cresciuti gli altri membri del clan. In ordine di grado (di parentela e di influenza, che quasi sempre coincidono) troviamo la moglie Sandra, i figli Pellegrino ed Elio, il cognato Pasquale Giuditta, il consuocero Carlo Camilleri e suo fratello Bruno Camilleri. Tutti insieme appassionatamente, ciascuno a gestire la sua fetta di potere, tutti attenti a non urtare i voleri del vero collante della squadra sul territorio: Sandra Mastella. Se si vuole stabilire una data nella quale la signora ha cessato di essere la first lady che si vanta della piscina a forma di conchiglia per diventare la plenipotenziaria in Campania del leader dell'Udeur bisogna andare al 2001.

Sandra esce allo scoperto nell'aprile di quell'anno con la candidatura alle politiche e la sconfitta nel collegio di Capua. Passano tre mesi e la signora diventa imprenditrice. 'L'espresso' ha scoperto che tra la sua sconfitta elettorale e la vittoria alle regionali del 2005 (grazie alla candidatura nel listino bloccato), Sandra Lonardo è stata contitolare di una società che ha ottenuto lo stanziamento di contributi pubblici. Nell'ottobre del 2001 Sandra Lonardo compra il 34 per cento della Amacim per poi salire fino al 50 per cento. Questa srl con sede a Ceppaloni è stata costituita per fabbricare contatori per l'energia elettrica nelle campagne del Sannio. L'azienda di Sandra Lonardo è azionista, con una piccola quota, del patto territoriale Valle del Sabato, la società mista che dovrebbe portare lo sviluppo, grazie ai soldi pubblici, nelle montagne di Ceppaloni e dintorni.

Il Governo, nel dicembre del 2001 approva lo stanziamento di 50 milioni per realizzare 27 interventi tra i quali è prevista anche la nuova fabbrica dell'Amacim che dovrebbe costare un milione di euro. La parte pubblica del patto è rappresentata da sette comuni ma a fare la parte del leone è proprio Ceppaloni con il 36 per cento delle quote e gli investimenti maggiori. Sandra Mastella rimane nella Amacim fino al luglio del 2003 e, dopo l'approvazione dello stanziamento del contributo, cede le sue quote a chi realizzerà davvero il capannone. Gli enti locali supportano la società di Ceppaloni. La Giunta della Regione Campania nel 2005 stanzia un milione e 600 mila euro per i corsi di formazione di tutto il patto territoriale mentre l'Amacim già l'anno prima aveva ottenuto un esproprio comunale. Lo spazio inizialmente previsto per l'insediamento non bastava e così il comune di Ceppaloni espropria due terreni nella frazione di Rotola con apposito decreto. Una vicenda cominciata con Clemente Mastella sindaco di Ceppaloni nel 2003, quando la moglie era appena uscita dall'Amacim. "Non c'è nulla di male", spiega il presidente del patto territoriale Valle del Sabato Lucia Prencipe, "la signora Mastella non aveva potere sul comune quando era socia. E comunque è uscita prima che la società incassasse l'acconto". L'Amacim non produce ancora niente e non ha assunto i 15 dipendenti previsti ma ha ottenuto una proroga fino al 2009.

A parte la fugace esperienza nel settore dei contatori elettrici, Sandra Lonardo si è interessata molto di cultura. Per anni è stata la presidente di Iside Nova, una organizzazione senza scopo di lucro che gestisce un grande budget per organizzare due festival estivi a Benevento, il primo finanziato con 750 mila euro della regione Campania e il secondo pagato solo dagli sponsor privati. Poiché il sindaco del comune di Benevento è espressione del partito di Clemente Mastella e la presidente del consiglio regionale è pur sempre Sandra Lonardo, per evitare fraintendimenti e critiche, la fondazione ha scelto come nuovo presidente un personaggio al di sopra di ogni conflitto di interesse: il figlio del leader, Elio Mastella.

Clemente Mastella in Parlamento Elio e il fratello Pellegrino non sono solo due discendenti della coppia presidenziale. Sono anch'essi un doppio snodo fondamentale del sistema mastelliano. Pellegrino è il figlio più mondano, appassionato di grandi automobili (prima ha avuto un Bmw X5, ora possiede una Porsche Cayenne), è l'uomo della stampa di partito. È lui a seguire per conto della famiglia le vicende del 'Campanile', il quotidiano dell'Udeur. Come 'L'espresso' ha già raccontato ('Per chi suona il Campanile', n. 44 del 2007) la gestione non è stata in passato un modello di parsimonia: 'Il campanile' riceve ogni anno un milione e 300 mila euro dalla presidenza del Consiglio e altrettanti dal partito. Soldi pubblici spesi poi nell'acquisto di Mercedes da 60 mila euro o per centinaia di regali natalizi agli amici dei Mastella.

Pellegrino è cresciuto all'ombra di questa testata. Agli inizi è stato praticante giornalista pagato dal quotidiano (anche se si rintracciano ben pochi suoi articoli) e poi, quando è diventato avvocato, ha ottenuto per il suo studio legale un contratto di consulenza da 12 mila euro l'anno. Appena trentunenne, oltre a essere socio di un broker assicurativo, è già associato dello studio del professor Fabrizio Criscuolo e ancora oggi difende il partito in alcune cause di lavoro. Pellegrino ed Elio, come 'L'espresso' ha rivelato (vedi l'inchiesta'Casa nostra') sono anche titolari di una società immobiliare che ha comprato a un ottimo prezzo nel 2006 dall'Inail l'appartamento dove ha sede il giornale del partito. I Mastella junior incassano un affitto quasi doppio rispetto a quello del precedente proprietario, l'Inail. In quello stesso palazzo l'Udeur ha un altro appartamento in affitto e un terzo è occupato da un assessore del partito nella giunta di Napoli.

I rapporti tra Inail e Udeur sono sempre stati ottimi ma sono diventati idilliaci dopo l'ingresso nel consiglio di amministrazione di Bruno Camilleri, che è lo zio della moglie di Pellegrino Mastella, Alessia Camilleri. Dal 2002 Bruno Camilleri è uscito dall'Inail ma l'influenza politica della sua famiglia, legata ai Mastella prima ancora del matrimonio, non è diminuita.

La moglie di Pellegrino, Alessia Camilleri, dopo un praticantato nel solito giornale di partito, è stata assunta all'Autorità delle Comunicazioni nella segreteria dell'ex onorevole Roberto Napoli, manco a dirlo dell'Udeur. Il padre di Alessia, Carlo Camilleri, è un ingegnere di Benevento che è stato nominato segretario generale dell'Autorità di Bacino Sinistra Sele. Dopo avere ottenuto un incarico di progettazione da un comune del Sannio, stoppato dai giudici del Tar, mirava ad altri appalti. Purtroppo stavolta a fermare le sue aspirazioni è stata la Procura di Santa Maria Capua a Vetere. Proprio gli interventi di Sandra Lonardo per favorirlo negli affari l'hanno portata nel mirino dei magistrati, provocando il terremoto che ha travolto l'Udeur campano con ventitré arresti.

Anche Carlo Camilleri è finito nella retata. Poco male. Se pure dovesse sparire dallo scacchiere la sua postazione di segretario all'Autorità del Sele, ci sarà sempre un altro familiare del clan attivo nel settore strategico delle acque. Come a Salerno regna Camilleri, ad Avellino c'è Pasqualino Giuditta, deputato dell'Udeur di Summonte (Avellino) e soprattutto marito della sorella di Sandra Lonardo. È lui il presidente dell'Ato 1 Calore-Irpino, la società pubblica che si occupa di acqua e rifiuti.
E che nessuno si azzardi a dire che è stato raccomandato da Sandra e Clemente.

Marco Lillo
da "L'ESPRESSO" in edicola

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