BOSCOFANGONE: DOVE SONO LE ASSOCIAZIONI E LE ISTITUZIONI?

Redazione

A tantissimi sarà sfuggita la notizia comunicata nel TG Campania delle ore 14 in data 18 gennaio. In essa è stato dichiarato che il Tribunale di Nola ha dissequestrato migliaia di mm.qq. di terreno in località Bosco Fangone, intorno ai capannoni dell’azienda Alenia.

Questo territorio, a detta del comandante Geremia appartenente al gruppo della guardia forestale di stanza a Marigliano, è stato interessato da sversamento di materiali tossici, provenienti da varie aziende del nostro Paese. Un problema documentato e denunciato nel corso degli anni e testimoniato da imprenditori, che hanno candidamente dichiarato le loro responsabilità: fondi illeciti usati per sversamenti illeciti: eppure!

Di colpo questa zona torna ad essere utilizzabile per comuni attività, comprese quelle dell’agricoltura e dell’allevamento, alla faccia della necessità di cui Bosco Fangone aveva bisogno: la bonifica.

Come mai una tale notizia non abbia ancora allarmato le associazioni, i comitati e le forze politiche più attente alle problematiche ambientali? Dove sono finiti Ambiente Azzurro, il Comitato per la difesa della salute, i Verdi che dovrebbero avere il compito istituzionale di vigilare? Dov’è la sensibilità degli amministratori mariglianesi che in modo così zelante avrebbero vietato la dislocazione degli ambulanti lungo corso Umberto I in occasione della festa patronale, con la motivazione che costoro producono rifiuti non rimuovibili per la contingente crisi? Dov’è finita al coscienza civica del Sindaco di Marigliano, così pronto a comunicare attraverso i mass media che la sua città avrebbe presto smaltito i rifiuti, ricavandone energia e prodotti riutilizzabili?

Sulla salute dei cittadini a nessuno è concessa l’opportunità di “fare accademia” oppure di speculare in determinati momenti della vita politica, così come a nessuno è concesso di usare l’ambiente come cartina di tornasole per i propri interessi di immagine e di visibilità. Intanto Bosco Fangone torna ad essere un luogo aperto al rischio ed al pericolo per la nostra incolumità e per quella di un territorio già tartassato e vilipeso, al punto da essere definito “ il triangolo della morte” !

Vincenzo Serpico

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