PADRE GIANLUIGI FONTANA

Redazione

E' stato per trent'anni (1946-1976) Direttore spirituale del Pontificio Seminario Regionale "Pio XI" di Salerno
PADRE GIANLUIGI FONTANA, UN "HOMO DEI" FORMATORE "EUCARISTICO" DI GENERAZIONI DI GIOVANI

E' stato recentemente ricordato il secondo anniversario del giorno in cui padre Gianluigi Fontana passò da questo mondo al Padre (Gv 13, 1). Egli, per trenta anni, 1946-1976. fu Direttore spirituale nel Pontificio Seminario Regionale Pio XI di Salerno, prima per gli alunni di liceo, dicei anni, e poi per quelli di teologia.

Alla sua scuola di formazione sono stati 800 gli allievi di liceo e 600 quelli di teologia. I sacerdoti, poi, che hanno beneficiato della sua opera di preparazione sono quasi 400: di questi alcuni Cardinali e numerosi Vescovi.

Chi scrive lo fa per un debito di affettuosa gratitudine perché per sette anni godé della sua magistrale direzione e fu voluto da lui prima come vice rettore e poi come direttore spirituale di liceo di quel Seminario. Padre Fontana è stato "homo Dei": il buon Dio occupava la sua esistenza, e questa era vissuta unicamente per Lui, incarnato nella storia.

L' E u c a r i s t i a

Pertanto egli viveva questo mistero nutrendo una solida devozione all'Eucaristia, verso cui orientava le anime e donandosi senza limiti e con sacrificio ad esse. Amo ricordarlo quando era inginocchiato nella cara cappella superiore del seminario, modesto e raccolto. La sua figura emanava fede e pietà.
L'Eucaristia era il cardine del suo impegno formativo per noi allievi. Ci insegnava a vivere la santa Messa, per la quale ci preparavamo ad esserne ministri, nel nostro quotidiano, riferendo ad essa i nostri studi, il lavorio interiore di formazione, le crisi, il nostro progredire.

Ci insegnava a riguardare l'Eucaristia quale presenza di Cristo Signore sotto il nostro stesso tetto: insisteva per l'adorazione individuale, nella solitudine, a Gesù nel tabernacolo. Quante volte durante l'anno scolastico, anche nel periodo degli esami, egli apporvava ed incoraggiava il lasciare tutto per trascorrere del tempo di intimità col Signore! Quale viatico per le vacanze estive consigliava un'ora di adorazione pomeridiana nelle nostre parrocchie. Padre Fontana per il ritiro mensile amava presentarci la spiritualità dei santi: selezionava quelli che maggiormente erano vicini a noi per mentalità, scelta di vita e per problematiche. Badava, però, soprattutto a presentarli quali anime eucaristiche.

I l   s u o   d o n a r s i  a l l e  a n i m e

Il "sitio" di Gesù morente era una esigenza del suo corpo martoriato, e misticamente è stato interpretato anche come un grido del suo animo bruciato per le anime. Al "sitio" di Cristo fanno eco san Paolo e sant'Agostino quando tratteggiano la figura del pastore, del presbitero: questi devono essere creature che vivono con passione, con sofferenza il loro rapporto con le anime. E Padre Fontana, intravedendo in esse Dio, si donò a loro senza limiti, le amò.
Emblematico è un episodio, ricco di pathos, avvenuto nel 1956. Un giovane sacerdote si venne a trovare nella foschia, lasciò il sacerdozio e si trasferì con la sua compagna in una regione molto lontana dalla Campania. Padre Fontana non si dette pace, ne ebbe il recapito e affrontò un lungo viaggio per essergli vicino. L'incontro non ebbe l'esito che si sperava, ma evidenziò l'affetto e l'amore che legava padre Fontana alle anime, ai suoi sacerdoti.

Premesso ciò, rilevo innanzitutto che quasi mai egli si assentò dal suo studio dove ci riceveva per le confessioni e la direzione spirituale. Si considerava il testimone privilegiato dello Spirito Santo che agiva nelle anime e, perciò, da vero maestro non "invadeva" le anime imponendo il suo pensare e volere, bensì tentava di conoscere quanto lo Spirito chiedeva ad una coscienza e la accompagnava , poi, ad offrire vita e modo di vivere secondo le divine esigenze. "Chi vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua". Se Padre Fontana "scopriva" nei giovani la presenza di questo richiamo, e la disponibilità di essi a tentare di vivere questa voce, stimava che essi potessero giuardare con relativa certezza al sacerdozio.

Egli, infatti, riteneva la castità perfetta, la verginità, la forma più completa del rinnegamento di se stessi, in quanto essa chiede all'uomo la rinunzia, per amore di Cristo, delle più profonde esigenze del proprio io. Voleva riscontrare in noi tale disponibilità, e se questa era sostenuta dalla Grazia, dalla preghiera umile e fiduciosa e dalla devozione eucaristica e mariana, egli esprimeva un giudizio favorevole per proseguire il cammino di formazione al sacerdozio. Devozione mariana! Quella di Padre Fontana era una devozione filiale e carica di fiducia: affidava alla Madonna benedetta se stesso, noi e il suo lavoro nei nostri riguardi. Chi non ricorda i rosari che recitavamo durante i lunghi tempi che occorrevano per trasferirci dai vari luoghi della comunità. Silenzio, raccoglimento e recita del rosario riempivano quel tempo; e se oggi, eventualmente, queste categorie sono neglette, certamente s'è perduta una ricchezza formativa.

Quanto vorrei ancora ricordare di questo santo uomo e sacerdote! Accenno soltanto al gran bene diffuso quale insegnante nel liceo-ginnasio "Torquato Tasso" di Salerno. E ricordo, anche, l'intenso lavoro di confessioni e direzione di anime nelle parrocchie di Salerno. Una schiera di vocazioni femminili alla clausura e alle missioni si affianca a noi sacerdoti. Tutte queste anime consacrate nel sacerdozio e nella vita religiosa gli hanno fatto corona qui, nella Chiesa terrena, e gli fanno corona o lo faranno nella Chiesa celeste.

RAFFAELE CELIENTO

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright MARIGLIANO.net


Leggi tutti gli articoli di Redazione >>




Articoli correlati



Altro da questo autore