CRIMINALITÀ: LETTERA AD UN GIOVANE

Redazione

Vorrei porre all'attenzione di tutti voi una lettera, sull'argomento criminalità a Napoli, che un sacerdote venuto qui da noi indirizza ai suoi giovani...

Carissimo giovane, le mie radici non sono partenopee, ma sono un grande ammiratore della tua città. Apprezzo non solo la straordinaria bellezza del suo golfo, ma amo in modo particolare i suoi figli intelligenti, amabili, generosi e ricchi di umanità. Sono stato conquistato dalla simpatia e dalla loro genialità creatrice. E’ una città di artisti, ricca di storia, di cultura e di spiritualità. In altre parole: sono orgoglioso di essere un napoletano “acquisito”.

Tutto ciò non mi fa chiudere gli occhi sui problemi. La città rischia di morire, soffocata dalla camorra e inquinata da una illegalità diffusa. Il sole di Napoli si sta spegnendo tra l’impotenza degli “onesti” e la vacuità di progetti politici. Il malessere, col passare degli anni, sta assumendo dimensioni sproporzionate, simile a una valanga che si ingrossa scendendo a valle.

Purtroppo quando una situazione, per la sua complessità, supera i limiti di una ragionevole soluzione, paralizza gli sforzi e genera solo immobilismo e inerzia. I politici balbettano e i cittadini hanno paura. Il desiderio di molti è quello di scappare, come quando si fugge di fronte a un incendio che non si può spegnere. Penso con nostalgia ai tempi in cui i napoletani erano orgogliosi di esserlo. Ora, purtroppo, temo che non lo siano più. La città divora i suoi figli. E’ vilipesa, oltraggiata e derisa, e i napoletani non hanno più la forza di difenderla.

La lamentela sterile non serve. I pianti e le geremiadi non producono né ricchezza nè felicità. Bisogna proporre vie di uscita, offrire barlumi di speranza e scampoli di salvezza. E’ più facile fotografare un albero che brucia che piantare semi per far nascere un bosco.

Bisogna agire! Si deve prosciugare il bacino economico che ingrassa la malavita organizzata, chiudere i rubinetti delle risorse finanziarie, incarcerare i criminali. E’ necessario far funzionare le scuole, garantire il lavoro ai giovani, creare spazi per trascorrere il tempo libero. Ma questo non lo puoi fare tu! E’ compito dei politici, delle istituzioni educative, degli imprenditori, dei commercianti, dei giudici e delle forze che garantiscono l’ordine pubblico.

Io, invece, mi rivolgo a te. Non restare inerte, mentre la città brucia. C’è qualcosa che puoi fare solo tu. Devi essere, come voleva don Bosco, un “onesto cittadino!”.
Ascolta le ragioni degli altri prima di imporre le tue. Non mostrarti indifferente agli amici con cui ti intrattieni a scuola o in piazza Vanvitelli. Quando vedi un compagno aggredito da un prepotente, non dire: non-mi-interessa. Invece ti-interessa! E come se ti-interessa! Il sopruso subìto da un tuo simile ricade anche su di te! Credi che la mano non avverte nessun dolore, se il braccio soffre per una ferita? Saresti indifferente nei confronti di una persona che siede sulla falla della stessa barca sulla quale tu stai prendendo il sole? I tuoi silenzi e la tua indifferenza nei confronti di un compagno offeso e deriso da un prepotente, faranno crescere quella cultura della violenza e della sopraffazione, che scaricherà anche su di te i suoi rifiuti maleodoranti.

Devi avere il coraggio di indignarti nei confronti dell’ingiustizia. L’assenza di sdegno, permette ai delinquenti di prevalere. I cattivi si sentono forti perché i buoni sono deboli. Sono sempre le “pecore” che fanno sentire forti i “lupi”. M.L.King ripeteva spesso: “non mi preoccupa la violenza dei malvagi, ma il silenzio dei giusti di fronte alle ingiustizie”. Se non hai la forza per indignarti, ti renderai anche tu complice del prevalere del male sul bene.

Comincia ora a non essere indifferente alle sofferenze dei più deboli e alle angherie dei prepotenti. Il malessere di una parte della società, è un dramma per tutti. I morti di Scampia o di Ponticelli interpellano anche Via Scarlatti. Non avere paura di denunciare ogni forma di violenza.

La camorra cresce come sterpaglia velenosa sul terreno dell’illegalità. E allora cosa puoi fare tu oggi? Sii forte per non accettare compromessi. Rispetta le regole della convivenza civile. Non mostrare ammirazione per chi fa il furbo al semaforo, all’autogrill o sul bus. Porta il casco e il patentino, e non pagare il “cavallo di ritorno”. Rispetta i segnali stradali, i limiti di velocità, e non andare con gli amici sul motorino 50. Non trasformare la strada in una pattumiera, non rovinare i monumenti e non scrivere sui muri. Non comprare i cd pirata e i botti illegali a capodanno. Se sei amico di uno che fa uso di spinelli, ricordagli che non solo distrugge se stesso, ma arricchisce pure i criminali.
La camorra cresce come rovo spinoso nella mente distorta di chi vuole guadagnare molti soldi lavorando poco. Cosa puoi fare tu? Se frequenti dei compagni che evadono l’obbligo scolastico, raccogli tutte le tue forze per convincerli a tornare in aula.

Ogni anno, nella provincia napoletana, circa diecimila studenti, tra gli undici e i quindici anni, abbandonano la scuola, per “lavorare”(!). Non pochi finiscono nella maglie della criminalità organizzata. Chi studia con serietà, non solo potrà conseguire dei titoli meglio spendibili sul mercato del lavoro, ma guadagnerà pure onestamente il pane con il sudore della propria fronte. Chi, invece, oggi è scaltro e malizioso tra i banchi di scuola, da grande cercherà il guadagno facile, ricorrendo agli espedienti da piccolo furfante e favorendo quella mentalità camorristica che sta spegnendo le luci sulla nostra città.

Se mille giovani si impegnano a essere onesti cittadini, tanti altri li imiteranno, vivendo secondo le regole della convivenza umana. Porta il tuo contributo per far crescere il tessuto sociale e civile della legalità. Ma non agire da solo, perché faresti una donchisciottesca guerra contro i mulini a vento. Se conduci una battaglia solitaria, ben presto le motivazioni si spegneranno. Ti sentirai indifeso nei confronti di quanti disprezzano le regole e considerano “scemo” chi le rispetta.
Condividi, invece, con altri compagni e professori i valori di una comunità civile, perché gli ideali possono diventare realtà solo vivendoli in gruppo. Chiedi, in classe, che cosa potete fare insieme. L’unione è una forza.

Carissimo amico, lo so! Quello che potrai fare è una piccola goccia nell’oceano. E’ il belato di un agnellino tra ruggiti di leoni e tuoni fragorosi. Ma non per questo dovrai scoraggiarti e rinunciare all’impresa. I sogni, per realizzarsi, hanno bisogno di tempo e di tenacia. Gandhi ripeteva spesso che “il bene vince adagio”. Sii contento di partecipare a una battaglia che sarà certamente lunga, ma che nel tempo darà i suoi frutti di benessere per tutti. Il tuo nome resterà scritto non nei libri di storia, ma nei cuori di quanti potranno respirare “l’aria pulita” in una città finalmente “liberata” dai rifiuti dell’illegalità.

Fra non molto sarà Natale. Si rinnoverà l’evento prodigioso e misterioso di un Dio che si fa piccolo per farci diventare grandi. Questo virgulto di Betlemme rivoluzionerà il mondo. Il germoglio, nato in una povera capanna, ai confini dell’impero romano, in duemila anni ha attraversato i secoli, nonostante le persecuzioni e la morte dei suoi martiri; ha solcato la storia nonostante il potere temporale dei papi e l’inquisizione; ha creato una civiltà così forte da far dire anche ai laici atei che “non possiamo non dirci cristiani”.

Il seme è cresciuto nonostante l’efferata violenza di Erode che uccide i bambini di Betlemme. Per questo, non avere paura degli “erodi” di oggi che soffocano i “piccoli” di Napoli, ma continua insieme agli altri a denunciarli e a essere in prima persona un “onesto cittadino”. Ciò che riuscirai a fare è paragonabile a un piccolo seme che crescerà lentamente fino a diventare una grande pianta. Questo è il vero albero di Natale che dovrai far crescere quest’anno.

Una settimana fa è venuto nel mio ufficio Claudio, un ragazzo di dieci anni, insieme ai suoi genitori, per iscriversi nella nostra scuola. Gli ho chiesto cosa volesse fare da grande. ”Desidero con tutto il cuore diventare sindaco di Napoli, - mi ha risposto - perché la città è umiliata e io voglio risollevarla”. Carissimo Claudio, io non so se un giorno sarai sindaco di Napoli, ma sono contento che tu, a dieci anni, desideri diventarlo non per sete di potere o di soldi, ma per un nobile ideale. Sei il piccolo seme che potrà diventare un grande albero. La città ha bisogno di te e di tanti ragazzi come te. Questo è “l’esercito” che serve a Napoli.
Don Antonio D’Angelo
Direttore dell’Istituto Salesiano
Napoli - Vomero

. Grazie Salvatore Piccolo

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