VALENTINETTI: MAI ANDARE IN OVERCOACHING!

Redazione

Allenare dà una sensazione particolare, allenare il "basketball" è ancora più coinvolgente. Personalmente non uso fogli o appunti, se non in rarissime occasioni, come quando cambio qualcosa e devo coinvolgere l'assistente.

Memorizzo e seguo lo schema mentale che mi sono preparato prima dell'allenamento. Quest'anno alleno in modo molto diverso, primo perchè ho preso una squadra in corsa che aveva strane abitudini, anzi non le aveva affatto, poi perchè le cose da fare erano talmente tante da far saltare la struttura stessa dell'allenamento che generalmente uso.

Il rischio che si corre in ogni allenamento è quello dell'OVERCOACHING! Che si ha, in poche parole, quando gli allenatori si parlano addosso, fermano ogni azione per correggere, suggerire, cambiare qualcosa! La mediazione che abbiamo trovato a Marigliano è particolare, abbiamo individuato le priorità, assumendoci i rischi, senza voler far tutto quello che dovrebbe, in genere, essere fatto da una buona squadra. E' certamente meno divertente per me e per Enzo Patrizio (il mio co-allenatore, definirlo secondo o assistente non mi piace!), ma NECESSARIO... MEDIAMO, MEDIAMO, MEDIAMO!!! Abbiamo provato per un paio di settimane ad allenare come si dovrebbe con una struttura logica e sequenziale, ma era lentissimo lo sviluppo degli obiettivi che rischiavano di non essere raggiunti.

In passato, sono andato più volte in Over-Coaching, soprattutto i primi anni, fresco dei Corsi, degli appunti rubati in giro per l'Italia da tutti. Ho visionato circa 100 ore di allenamento di Indiana University, North Carolina, Texas University, ecc., visto e rivisto coach come Bobby Night e Rick Pitino, in video-tepe che duravano 8 ore ciascuno, visti e rivisti.

Una trentina di Video tape comprati in America, insieme a Riccardo Cantone (Coach del Lamezia che sabato gioca contro Napoli la semifinale dei playoff del girone H)... solo per sdoganare il materiale arrivato ci siamo massacrati la vita. Caterve di appunti, fotocopie libri, e poi ancora Stage, Camp, Clinic ... Ovvio che siamo o certamente sono andato in overcoaching, costringendo i miei giocatori nei vari anni ad ascoltare cose che forse non erano proprio necessarie.

Oggi, se parlo ad Elia di "Step Out" o "Fade Out" mi guarda perplesso ... parlo il minimo altrimenti parlerei da solo ... andrei in Over Coaching ... noioso e prosdocimante, ascolterei la mia voce per il piacere di ascolarla, terrei Clinic ai giocatori, che non vedrebbero l'ora che finisca l'allenamento, e tornerebbero il giorno dopo, con poco entusiasmo, quindi lo sforzo che si fa è una continua mediazione fra quello che vorremmo dire e quello che i giocatori POSSONO ascoltare.

Quale il nostro campanello di allarme dell'Over Coachin? Quando stai parlando per correggere, insegnare e modificare qualcosa, Gigi Corvo inizia a saltellare sul posto ... come se avesse freddo ... ma siamo a Maggio ed in palestra ci sono almeno 24 gradi ...


Tony Valentinetti

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