IL SINDACO INCONTRA I CITTADINI

Redazione

Caro Sindaco Felice Esposito Corcione, leggendo il calendario dei suoi incontri, la mia mente si è agitata come può essere agitata una fabbrica di panettoni nella vicinanza del Natale; è diventata una fucina di idee.
Sono tante le cose che mancano a Marigliano, e non diciamo nelle periferie, che potrei scrivere per ore.
La prima cosa però che salta agli occhi, che è lampante, chiara, è che i mariglianesi nelle periferie non hanno nemmeno un luogo dove riunirsi per fare vita sociale e parlare, se non le "Sale Parrocchiali"(appropriata la proposta del prof. Cerciello di costruire un teatro).
Inoltre spero che gli altri incontri che avrà saranno più partecipativi, perché effettivamente l'altra sera a Lausdomini eravamo in pochini: io tirerei le orecchie ai mie collaboratori.
A scanso di equivoci, sono cattolico, forse non tanto praticante, ma credente. Credo in Dio e nella sua giustizia lenta, molto lenta, ma inesorabile e certa: in alcuni casi ne ho le prove.
Ma mi chiedo è possibile che per poter parlare con le Istituzioni i cittadini debbano andare in Parrocchia, oggi , nel 2005? In una società in cui c'è libertà di culto e una laicità acclamata e decantata anche dalla Chiesa, quando frange estremiste vogliono zittirla?
E chiudiamo qui, altrimenti andiamo in polemica con i "servi" di Dio, ribadendo che nella Sua casa si professa la fede e non si fa politica. E questo non è "buono".
Infine spero tanto che il confronto fortemente cercato, voluto con i cittadini in questi incontri le serva ancor più a capire la drammaticità della nostra condizione, di un Paese abbandonato a sé stesso, da decenni, da amministratori molto attivi, soprattutto, nel curarsi i grandi orti, non gli orticelli, personali.
Io ho fiducia in lei, nell'uomo colto, nello scienziato, che vuole questa è una mia debolezza, anche se la conosco da poco, e spero che alla fine, nonostante tutto, riuscirà a cantare… "Nessun Dorma".
Giovà, non guardarmi! (Giovanni è un mio " dotto paesano" e suo elettore al contrario di me, presente l'altra sera a Laudomini, che nel sentire i suoi bellissimi propositi mi guardava polemico, conoscendo la mia stima per lei, il mio pensiero positivo sulla sua persona).
Giovanni (è un nome inventato) è molto critico verso il suo operato di questi primi mesi: le chiede, infatti, atti concreti e non parole; le chiede audacia, temerarietà, fermezza, ardimento, decisione e, quando è necessario, scelte coraggiose. Attendiamo?
Vito Lombardi

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