Generazione di fenomeni o di bamboccioni ?

Angelo Bruscino

Sono stati pubblicati i dati “terrificanti” del Rapporto annuale dell’Istat, secondo cui l’Italia, il Mezzogiorno in particolare, ha il più elevato numero di giovani che non lavorano e non studiano.

Giovani per i quali viene addirittura coniato un acronimo “Neet” (Non in education, employment or training) e in tutto sono 2 milioni, di cui oltre un milione al Sud. Sulla spinta di questi dati, noi giovani ribadiamo l’estremo bisogno, in questo momento, di trovare “credito” (morale ed economico) in tutte le sedi possibili, da quelle politiche istituzionali a quelle del mondo finanziario imprenditoriale, per garantire il ripristino di quel patto generazionale che in passato ha fatto diventare grande l’Italia.

A riprendere quei dati ed analizzarli bene, anche sotto la luce della recente ricerca commissionata dal nostro gruppo al centro studi Sintesi sul “Rapporto tra piccole imprese e banche”, si mette in evidenza ancora una volta quanto, nonostante le continue grida di allarme e le emigrazioni all’ estero dei nostri migliori giovani, il sistema economico continui a non dare fiducia alle PMI e ai giovani che tentano di mettersi in gioco.

Questi non vengono adeguatamente supportati dal mondo del credito: i dati del rapporto negli ultimi due anni mostrano che sono raddoppiate le richieste di garanzie sulle erogazioni, arrivando fino a quasi il 20% in più rispetto agli anni passati, con punte di crescita del 25% in regioni come la Campania. Si è creata, dunque, quella triste dicotomia tra il record di nascite di giovani imprese e, quindi, imprenditori e la loro mortalità: causa mancanza di ossigeno finanziario e applicazione a volte discrezionale di Basilea II.

Cito solo
un dato, quello regionale, che spero aiuti a comprendere quanto sia squilibrato il comportamento delle banche, facilmente dimostrato dalle politiche di erogazione applicate in Campania, dove l’1% di questi “grossi” affidatari è causa diretta di quasi la metà di tutte le sofferenze bancarie delle imprese.

E’, quindi, necessario che questi momenti di confronto, queste opportunità di dibattito, vengano colte per sollecitare prese di coscienza che portino alla proposizione di soluzioni, per un fenomeno che divora ogni giorno il futuro di tutti, nuova e vecchia generazione, rimboccandoci per primi le maniche, quando è necessario. Dobbiamo noi in primis essere la spinta propulsiva verso il nostro domani, pretendendo il ripristino di un sistema paese che punti al futuro, creando perequazione verso il mondo dei giovani e delle PMI, che rappresentano il 90% del nostro sistema economico, non solo programmando il contingente, ma realizzando: attraverso leggi e riforme che spazino da un nuovo welfare alla costruzione di misuratori che puntino sul merito e sulla trasparenza dei comportamenti e delle scelte, nell’ambito economico e sociale.

Nel copione, è necessario pretendere un ruolo da registi ed attori per i nostri migliori e giovani talenti e non solo e sempre quello di sporadiche comparse. Perché la nostra generazione resta ancora l’unica e vera speranza di ripresa dell’Italia, che spesso preferisce farsi scappare il domani, quasi incentivando quella che può definirsi una vera e propria diaspora dei cervelli.
 
La nostra nazione ha imparato ad additare i giovani con l’appellativo di “Bamboccioni”, persone che non solo non ci rappresentano, ma che spesso tanto giovani non lo sono più da parecchio e che rappresentano, quindi, una generazione definibile “quasi nuova” e spesso stanca.
 


 

 

 

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