Marigliano, barlumi di speranza per l’archeologia mariglianese

redazione.

MARIGLIANO - Veniva per caso scoperto , qualche mese fa, durante i lavori per la realizzazione della rete fognaria nell’area P.I.P., un tratto dell’antica via Popilia. L’eccezionale ritrovamento, avvenuto in una zona non distante dalla necropoli sannitica di via Sentino, fu subito segnalato alla Soprintendenza che immediatamente bloccò i lavori.

Grazie alla solerzia del Comitato Pro borgo e del Laboratorio Artistico Culturale Carlo Carafa gli organi competenti furono tempestivamente allertati per evitare che anche quest’altra testimonianza archeologica venisse distrutta dalle ruspe e finisse per l’ennesima volta nel dimenticatoio. Tale via Popilia che nel II sec. a.C. certamente passava per Nola, pare passasse pure per il centro storico di Marigliano.

Essa, diramandosi dalla via Appia a Capua, raggiungeva Galatia, poi l’importante città di Suessola e, da qui, rasentando il dorsale meridionale della breve catena montuosa del Fellino, raggiungeva la città di Nola, dopo aver valicato il fiume Clanio (il Turboli nel suo volumetto “Ricerche storiche su Marigliano e Pomigliano D’Arco” attesta l’esistenza di un ponte sul Clanio che alcuni studiosi hanno supposto essere un viadotto della Popilia).

Alla luce delle ultime scoperte archeologiche, a quanto pare , essa attraversava anche Marilianum e, in particolare, la sua zona suburbana dov’erano ville, necropoli e mausolei e dove anche la via Popilia ha lasciato le sue vestigia. Il tracciato rinvenuto evidenzia una massicciata; l’ampiezza della carreggiata rimane ancora imprecisata. Ad oggi , purtroppo, sia il luogo in cui è visibile il tratto dell’antica strada sia quello dove sono presenti le altre testimonianze archeologiche versano in uno stato completo di abbandono e degrado, sommersi dai rifiuti. Inoltre, per mancanza di fondi, la stessa Soprintendenza ha fatto di nuovo interrare la necropoli sannitica, facendo trasferire in un luogo più sicuro i resti ossei e i pochi altri reperti scampati ai trafugamenti degli sciacalli.

Oggi il luogo è ancora come rappresentato dalle foto del luglio scorso

Malgrado ciò, pare che un piccolo spiraglio di speranza stia schiudendosi: sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania n. 22 del 6 aprile 2009 si legge che è stato disposto dalla Giunta regionale di demandare, nella misura massima di 10.000.000 di euro, delle risorse necessarie a sostegno di tutte quelle azioni che già erano state evidenziate in un’ Intesa Istituzionale Programmatica tra la Regione Campania, la Provincia di Napoli, il Commissariato alle Bonifiche, l’ARPAC, l’ASL Napoli 4 ed i Comuni di Camposano, Carbonara di Nola, Casamarciano, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Liveri, Marigliano, Nola, Palma Campania, Roccarainola, San Paolo Belsito, San Vitaliano, Saviano, Scisciano, Tufino e Visciano.

I temi investiti da tale Intesa Programmatica si connettono allo sviluppo infrastrutturale e produttivo, alle politiche ambientali e di tutela della salute, al risanamento urbanistico, alla gestione integrata dei rifiuti, alla creazione di poli di ricerca e formazione, ad investimenti di edilizia sanitaria, al turismo e, non in ultimo, alla valorizzazione dei beni culturali. Augurandoci che tali impegni assunti dai nostri amministratori vengano rispettati e attuati, non ci resta che attendere affinché questo denaro pubblico venga investito in tutte le opere, compresa l’archeologia, che gli stessi politici firmatari hanno sottoscritto e non vada disperso.

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