MARIGLIANO: DALLE BALLE DI BOSCOFANGONE ALLE BALLE DEL CONSIGLIO COMUNALE

Sebastiano Perrone

Avrei voluto comunicare prima il senso di svilimento avuto nell'assistere al Consiglio Comunale. Lo attendevo per capire quali posizioni si sarebbero assunte nel Consiglio Comunale, rispetto all'ordine del giorno, e come me tanti cittadini che si aspettavano si parlasse soprattutto del verbale di accordo e della situazione rifiuti e bonifiche.

Invece, dopo l'approvazione dei verbali delle sedute precedenti, il Sindaco ha comunicato di essere senza una maggioranza in cerca di sostegno in Consiglio Comunale per svolgere tutte le cose che ritiene di dover fare per continuare ad amministrare Marigliano. Ha dato lettura della lettera di risposta al Senatore Barbato che aveva affisso per tutta la città come manifesto, con la quale motivava la sua scelta.

È sicuramente un argomento debole quello del Sindaco che dimissiona i tre assessori UDEUR, adducendo che l'ha fatto perché la sua è una maggioranza di centro-sinistra riferendosi al cambio di casacca del senatore Barbato oltre che alle offese personali da lui ricevute. Mi chiedo come mai - visto che ha precisato che il suo era un discorso di carattere squisitamente politico - non si era accorto prima delle dichiarazione del Senatore che questi era candidato nel MPA (era noto già da tempo, non fosse altro per l'enorme pubblicità che il Senatore è solito fare in ogni campagna elettorale con i suoi manifesti) che apparteneva allo schieramento di destra? Inoltre anche se così fosse, ha dato per scontato che tutto il gruppo UDEUR che componeva la maggioranza, seguisse automaticamente il Senatore. Si sa, i segretari di partito da tempo non contano più a Marigliano, come i Consiglieri Comunali. Infatti questa è la prova evidente che i referenti delle amministrazioni sono altri personaggi, che determinano la politica mariglianese. Gli altri non sono che corollari, chi decide è al di fuori del Consiglio e spesso riveste un ruolo istituzionale: la politica mariglianese così esemplificata si riduce a tre, quattro persone i cui nomi sono noti, tra cui anche quello del Senatore.

Contro ogni norma di buon senso e di prassi istituzionale, il Sindaco dimissiona i tre assessori UDEUR non su dichiarazioni del segretario cittadino che dovrebbe rappresentare almeno sulla carta la voce del partito, ma del suo rappresentante istituzionale locale, né attende la dichiarazione di adesione all'MPA che non avviene in maniera omogenea per tutto l'ex gruppo UDEUR. Dopo la lettura della lettera, si è aperta una lunga ed estenuante discussione su tali dichiarazioni.

Come qualche consigliere di maggioranza ed opposizione ha fatto notare non era il caso di entrare nel merito di queste dichiarazioni, perché la discussione è diventata sterile, in quanto non c'era possibilità di verificare l'esistenza di una maggioranza. Infatti, la prassi avrebbe voluto che il Sindaco preso atto dell'assenza di una maggioranza, rassegnava le sue dimissioni e si dava avvio alla verifica per controllare l'esistenza di una maggioranza, nel cui caso si sarebbe potuto rilanciare l'amministrazione con un nuovo documento programmatico. Tutto ciò non è avvenuto, ed invece si è deliberatamente perso tempo per evitare di discutere sufficientemente e quando c'era la gente del terzo punto all'ODG che prevedeva come chiesto dalla minoranza che si entrasse nel merito di quel verbale di accordo sottoscritto dal Sindaco, e più in generale sulla questione rifiuti, che era stato il motivo principale per la richiesta e la celebrazione del Consiglio Comunale. Quando si è passati a discutere l'argomento, si è assistito al defilarsi graduale di molti consiglieri fino ad allora presenti, tant'è che il Consigliere Carpino non ha potuto concludere il suo intervento, per mancanza di numero legale verificata su richiesta di alcuni consiglieri.

Visto che non siedo nei banchi del Consiglio ed al pubblico non è concesso durante un Consiglio di poter entrare nel dibattito, mi rivolgo qui a due amici facendo alcune osservazioni ai loro interventi in sede di Consiglio.

All'amico Ricci, che ha fatto un bel intervento molto accalorato sulla coerenza ed il rispetto della democrazia riferendosi ai cambi di casacca che molto spesso minano le maggioranze, portando allo scioglimento dei Consigli e/o al cambio di colore di una amministrazione (tradendo quindi quanto l'elettore aveva voluto all'atto del voto) rispondo che lo stesso accaloramento me lo sarei aspettato nella discussione relativa ai rifiuti ed al verbale di accordo. E spiego perché.

Caro Giovanni, se da un lato convengo con te che non si può tradire il mandato elettorale del cittadino, con sconvolgimento di maggioranze o apparentamenti postumi, dall'altro ti chiedo tu stai facendo rispettare tale mandato rappresentativo avuto dai tuoi elettori al Sindaco? Quanto fatto dal Sindaco lo trovo molto grave, non perché non sono d'accordo sul contenuto, ma per il fatto che ha compiuto un atto contro la volontà del Consiglio comunale che si era espresso diversamente, esautorandolo dalle sue funzioni. Facendo un parallelo è come dire che il Parlamento si esprime e decreta, ed il Presidente del Consiglio compie un atto contrario a quanto deliberato, fregandosene di quanto il Parlamento ha deciso, e decidendo da solo perché sente forte la responsabilità di. La parola responsabilità implica rispondere a qualcuno: a chi doveva rispondere il Sindaco nel firmare quell'accordo, se il popolo democraticamente rappresentato sulla materia si era espresso in modo contrario? E per giunta tale determinazione era stata rafforzata dalla volontà popolare espressa nettamente nell'Assemblea seguita al Consiglio comunale, dove inequivocabilmente a domanda precisa si rispose - se ricordi - che "le bonifiche non erano merce di scambio". Non c'era possibilità di errore: aveva ricevuto due mandati convergenti ed inequivocabili.

Ho l'impressione che il Sindaco probabilmente si senta un monarca, investito per divina volontà del potere decisionale, per cui risponde alla sua coscienza e alla sua verità, interpretando attraverso essa il sommo bene per i suoi sudditi: il popolo ed i suoi rappresentanti. Forse sarebbe il caso, visto che hai dato lezioni sulla democrazia ai bambini nelle scuole, che chiarisci al Sindaco cosa vuol dire democrazia rappresentativa e potere del popolo.

Io so che fondamentalmente condividi il suo operato anche in materia di rifiuti, ci siamo confrontanti più volte sull'argomento. Mi darai atto che è stato il Sindaco a non rispettare la democrazia rappresentativa, ed ha compiuto un atto grave nella forma e nella sostanza, in quanto ha offeso la dignità dei consiglieri comunali, del ruolo e delle funzioni che rivestono, della città che essi rappresentano. Inoltre ha agito contro il regolamento comunale (art 38 comma 3) e si è reso complice di abusi e di illegalità che si stanno compiendo nel sito di Boscofangone, dando atto dell'esistenza delle condizioni, cioè dichiarando che tutto era e sta a posto. Tu mi insegni da avvocato che la legge non ammette ignoranza e quanto è affermato nel Verbale viene sancito dalla firma che ne attesta l'accettazione e la veridicità.

Il tuo richiamo giusto al rispetto della democrazia non vale solo per i tuoi ex colleghi di maggioranza ed il senatore Barbato, deve valere - per non essere strumentale - per tutti e per tutto, anche quando si deve richiamare un amico (in questo caso il Sindaco). Ti ricordo se mai ce ne fosse bisogno che ti sei espresso contro le balle, come i tuoi colleghi compreso il Sindaco all'unanimità, non una ma ben tre volte. Ed in questo stesso consiglio il paradosso è che stato che avete votato l'esecutività di quelle delibere…

Se il Sindaco, gli amici della margherita in consiglio (compreso il Consigliere Regionale) oggi tutti PD, hanno cambiato idea (per tutte le vostre ragioni) su quanto avevate deliberato con gli altri consiglieri, dovevano ritornare in Consiglio Comunale per il rispetto della democrazia per la quale ti sei così tanto acceso (e più in generale del popolo che rappresentate) e ridiscutere l'argomento, trovando in Consiglio una maggioranza rispetto alla vostra idea e alle vostre ragioni. E solo se avevate almeno il consenso della maggioranza, potevate pensare di firmare quell'accordo. Non è un errore di attribuzione, in quanto anche se a firmare è stato il Sindaco, nessuno di voi si è dichiarato contrario o contrariato da quell'atto. Democrazia non è solo rispetto del mandato elettorale, ma anche rispetto delle regole che la fondano. Viceversa, quello è un atto che va contro la democrazia, autoritario ed autoreferenziale in quanto fatto ritenendosi portatori del bene di tutti, anche contro la loro stessa volontà.

Rivolgendomi all'amico di scuola Antonio Carpino vorrei far notare come ho appena scritto che non siamo stati noi ad esautorare il Consiglio, ma altri. Sin dall'inizio ci siamo preoccupati delle sorti della nostra città. Pur nella eterogeneità del movimento, non credo che nessuno di noi abbia voluto sostituirsi al Consiglio Comunale o ai consiglieri. Molto spesso ci siamo ritrovati da soli in prima linea, senza l'intenzione di primeggiare o capeggiare, ma scongiurare quello che poi è avvenuto. Siamo stati invitati ad interloquire con i Signori del Commissariato dal Sindaco o da altri rappresentanti politici, che di volta in volta ci hanno interpellato, e l'abbiamo fatto (credo di poter interpretare il pensiero di tutti gli amici che hanno partecipato alle varie riunioni) cercando di portare le ragioni che tutti noi, Consiglio, associazioni e liberi cittadini abbiamo condiviso sin dall'inizio di questa vicenda. E credimi avremmo avuto piacere a che qualche consigliere comunale partecipasse con noi a quegli incontri, per condividere il peso delle responsabilità derivanti da simili incontri. Non c'è stata nessuna volontà da parte mia o di altri di esautorarvi, o di non rendervi partecipi, tanto più che il comitato di protesta era nato in comune accordo tra associazioni e consiglio e le nostre riunioni erano libere e pubbliche. Sicuramente potevamo fare meglio, ma a nessuno è stato impedito di partecipare.

Anche concordando con te che in alcuni momenti i toni sono stati esagerati ed esagitati e che a posteriori diverse cose sono state sbagliate, ti ricordo che in occasione dell'occupazione della sala consiliare, abbiamo voluto fortemente il Consiglio Comunale, non per dileggiarlo o offenderlo, (qualcuno individualmente l'avrà anche fatto, in un movimento di massa ci sono tante anime che non puoi indirizzare o controllare) perché ritenevamo importante che si esprimesse in tale materia e desse indirizzo. Altri non lo volevano Sindaco compreso (sai meglio di me quante riunioni di capigruppo ci sono volute), ed altri hanno abdicato alla loro funzione ritenendo superfluo ridiscutere dopo la prima determinazione, che dal mio punto di vista è parsa più una dichiarazione di intenti che una vera e propria presa di posizione, visti i successivi risvolti della vicenda.

Ancora oggi caro Antonio, il Consiglio ha dimostrato semmai di non aver rispetto di se stesso, consentendo al Sindaco di offenderlo, ed esautorarlo dalle sue funzioni, con atti che contraddicono e sovvertono il suo deliberato. Il rispetto dei ruoli, ed il rispetto della democrazia sono principi irrinunciabili, e chi ti parla non fa di questi discorsi per pura strumentalità o demagogia (né discorsi di carattere personale, distinguendo tra sfera personale e sfera politica) ma perché crede nonostante tutto al potere democratico, alla legalità ed alle istituzioni nei loro principi fondanti, anche se nell'ultimo periodo ha dovuto costatare con molta amarezza quale deriva ha segnato il cammino democratico della nostra società civile e politica.

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