Marigliano: la Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (SIMFER) organizza il corso sulle Paralisi Cerebrali Infantili (PCI)

Antonio Toscano

MARIGLIANO - Nei giorni 25-26 marzo 2010 si terrà presso la Sala Consiliare del Comune di Marigliano un corso sulle disabilità pediatriche dal titolo “Le forme diplegiche nelle Paralisi Cerebrali Infantili” organizzato dal Gruppo Interregionale Campania Basilicata SIMFER (Società di Medicina Fisica e Riabilitativa), Società Scientifica che raccoglie i medici specialisti In Medicina Fisica e Riabilitazione presieduta dal Dr Giovanni Panariello.

 Il corso avrà come presidente il Prof. Armando Tirelli, ortopedico della Seconda Università di Napoli (SUN) e come direttore il Dr Gianfranco Arianna, fisiatra, membro della Segreteria Regionale. Il comitato d’onore è composto dal Prof. Raffaele Gimigliano, direttore della scuola di specializzazione in Fisiatria della SUN, dal Prof. Vincenzo Riccio, primario di Ortopedia Infantile della SUN, Dr Giovanni Panariello, fisiatra, dirigente medico di I° livello della Clinica Santa Maria del Pozzo e Segretario Regionale SIMFER, dal Sindaco Ing. Antonio Sodano e dall’on. Paolo Russo.

Tutti i relatori sono campani, dalla comprovata esperienza nel campo della Neuroriabilitazione Infantile e molto apprezzata la partecipazione del dr. Paolo Zerbinati Responsabile del Servizio di Neuro-Ortopedia nell’Unità Operativa di Chirurgia della mano del Policlinico MultiMedica di Milano, chirurgo ortopedico di fama Nazionale esperto in interventi di chirurgia funzionale.

Sono stati invitate inoltre famiglie di bambini affetti da tale patologia che potranno interloquire con i relatori e capire in quale direzione si stanno muovendo gli studi nell’ambito della riabilitazione delle Paralisi Cerebrali Infantili (PCI).

Le PCI sono un disturbo permanente ma non immodificabile della postura e del movimento, dovuto ad un difetto o ad una lesione cerebrale non progressiva, determinata prima che l’encefalo abbia compiuto i principali processi di maturazione morfo-funzionale; il disturbo motorio è prevalente, ma non esclusivo e può essere variabile per tipo e gravità. Concepita inizialmente come deficit ortopedico di origine neurologica, veniva in breve tempo riconosciuta come una condizione patologica coinvolgente più sistemi funzionali ed in quanto tale soggetta all’attenzione di più specialisti e di più servizi.

Il danno cerebrale si esprime con un quadro clinico molto diversificato, il cui spettro può variare dal solo danno motorio o associato a ritardo mentale, deficit visivo, percettivo ed epilessia. Si tratta infatti spesso di una condizione di disabilità che richiede una valutazione ed una presa in carico multidisciplinare. La PCI, per la complessità e i quadri polimorfi, rappresenta un campo dove approdano una serie di operatori medici (Fisiatra e Neuropsichiatra Infantile, Ortopedico, ecc) e tecnici (Neuropsicomotricista dell’età evolutiva, Fisioterapista, Logopedista, tecnico ortopedico).

 E’ infatti al contempo una affezione neurologica ed ortopedica, centrale e periferica, motoria e percettiva, organica e psicologica. Il trattamento riabilitativo esige un approccio multi professionale integrato, non tanto per una scelta metodologica progressista, quanto per una reale necessità, stante l’incapacità del singolo professionista di riassumere in sé tutte le competenze richieste per tutti i problemi presenti nel singolo paziente.

L’intento del corso è quello di capire in che direzione si stanno muovendo le ricerche e gli approcci a questa complessa patologia e di chiarire ciò che è immediatamente spendibile e ciò che invece non è ancora traducibile in termini di terapia applicativa, evitando inutili “viaggi della speranza”, infruttuosi e soprattutto senza fondamenti relativamente alla medicina basata sull’evidenza.

Risulta altresì importante parlare di progetti individuali, programmi terapeutici “attuabili/realizzabili” senza perdere mai di vista il bambino e gli obiettivi principali del nostro operare quotidiano che possono riassumersi in:
1. favorire lo sviluppo delle funzioni motorie, cognitive, emotive e sociali del bambino;
2. incrementare la soddisfazione dei genitori e la loro partecipazione al programma terapeutico, riducendone ansie e preoccupazioni;
3. considerare anche il benessere dei fratelli e del nucleo familiare allargato; migliorare l’organizzazione del servizio e la qualità del lavoro dei professionisti.

Nella realtà Campana ed Italiana dei servizi riabilitativi il problema del rapporto fra professionisti e famiglie è tuttora poco considerato: irrompe saltuariamente e bruscamente quando le famiglie richiedono interventi terapeutici non codificati e/o non condivisi dai professionisti, o in occasione di richiesta di “viaggi della speranza” con richiesta di rimborso del Servizio Sanitario Nazionale. La famiglia opera insieme ai professionisti per prendere decisioni informate circa i servizi e gli interventi che il bambino e la famiglia ricevono. Deve condividere la responsabilità per le scelte terapeutiche e quindi anche per i risultati degli interventi.

Direttore del Corso Gianfranco Arianna
Segretario Regionale SIMFER Giovanni Panariello

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