NOLA - Colpo alla “Nuova Alleanza Nolana”.

Loredana Monda

NOLA - Arrestato il capo della N.A.N. Nel tardo pomeriggio 31 maggio scorso, i carabinieri della Compagnia di Nola al comando del Capitano Andrea Massari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, che era stata emessa, in data 25 maggio 2010, dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che aveva integralmente condiviso le risultanze delle investigazioni portate a termine dagli stessi militari dell’Arma.

Con la notifica del provvedimento da parte della Benemerita, in manette è finito Salvatore Taglialatela, 49 anni, di Saviano, definito dagli inquirenti il capo zona per i Comuni di Saviano e di Somma Vesuviana dell’emergente N.A.N. . Parliamo della “Nuova Alleanza Nolana”, vale a dire una federazione di autonomi sottogruppi operativi con competenza territoriale nei vari dell’area nolana, in parte di quelli dell’agro vesuviano. L’uomo è stato raggiunto dall’ordinanza perché è stato ritenuto responsabile di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso (artt. 56, 81, 110 e 629 c.p. e art.7 L.203/91), in danno di un imprenditore edile.
 
Attraverso le loro indagini, i carabinieri hanno, infatti accertato che il quarantenne aveva chiesto all’imprenditore, in più occasioni nel novembre 2009, somme di denaro da versare in più soluzioni e di importo pari alle estorsioni che la vittima, in precedenza, era stato costretto a versare al clan Russo. Anche in questo caso, come per il passato, al malcapitato di turno era stata garantita la tranquilla prosecuzione della sua attività a fronte del pagamento del “pizzo”. I militari dell’Arma hanno, inoltre, accertato che l’uomo - dopo essersi presentato, nell’aprile 2010, negli uffici della ditta per minacciare uno dei titolari - per conferire maggiore carica intimidatoria alla richiesta estorsiva, aveva inequivocabile fatto riferimento ad un’esplosione di colpi d’arma da fuoco avvenuta nel novembre 2009 ai danni dell’auto della vittima.

L’attività investigativa della Benemerita ha, infine, evidenziato che, effettivamente, ignoti avevano esploso, a metà novembre 2009, 5 colpi d’arma da fuoco cal.7,65 contro la vettura dell’imprenditore, mentre era parcheggiata all’interno del piazzale antistante la sua abitazione. I militari dell’Arma hanno sequestrato - per ulteriori verifiche - il mezzo e le parti di carrozzeria attinte, trovati in un’officina meccanica della zona, dove era stata trasportata dalla vittima per la riparazione. I carabinieri hanno, inoltre, sequestrato i cinque bossoli ed una delle ogive dei colpi d’arma da fuoco esplosi.

Il provvedimento, che ha portato ieri all’arresto di Salvatore Tagliatela, oltre a far riferimento ai fatti descritti, scaturisce da una più ampia attività investigativa - coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli - che - nell’ambito di tempestivi accertamenti della Compagnia di Nola, mirati a contrastare il prevedibile gioco d’infiltrazione di clan e di gruppi camorristici abitualmente operanti in altre aree della provincia di Napoli ed Avellino - ha già permesso di accertare inconfutabilmente il tentativo da parte dei numerosi affiliati alla “Nuova Alleanza Nolana” di subentrare in una zona - fino allo smantellamento del clan alla fine dell’anno scorso - controllata dai Russo, allo scopo di accaparrarsi la gestione delle principali attività illecite, tra quella estesa e consolidata delle estorsioni in danno di imprenditori locali.
 
Non si deve dimenticare, infatti, che . Secondo le ricostruzioni degli inquirenti - i Russo avevano messo su una fiorente rete estorsiva. Il controllo di certe attività gli era stato, tuttavia, sottratto con una serie di arresti - per l’appunto ad ottobre scorso - che hanno inflitto un duro colpo all’organizzazione. Chiaro il riferimento all’arresto - il 31 ottobre 2009 - di Salvatore Andrea Russo e del genero Giovanni Sirignano, nonché alla cattura - l’1 novembre 2009 - dei latitanti Pasquale e Carmine Russo.
 
Gli arresti era tutti ai vertici dell’omonimo sodalizio camorristico, a cui è stato inflitto un colpo durissimo, soprattutto allorquando, dopo decenni di irreperibilità, le manette sono state strette ai polsi delle “primule rosse” Pasquale e Salvatore Russo, fino a quel momento addirittura inseriti nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi a livello nazionale ed internazionale. Parliamo di un clan particolarmente egemone, ancor più duramente colpito - nella stessa giornata del 31 maggio scorso - con l’emissione di sentenze di condanna da parte della Sezione Penale del Collegio A del Tribunale di Nola, che ha inflitto agli appartenenti complessivi 110 anni di reclusione.
 

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