Arresti per estorsione, coinvolto Antonio Covone di Marigliano

Loredana Monda

CASTELLO DI CISTERNA - Tra le Province di Napoli e Caserta, in ventiquattro ore, i carabinieri del Gruppo di Castello di Casterna al comando del Colonnello Antonio Jannece hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare e fermi di polizia. Tra i destinatari anche un mariglianese.

Nel Nolano, un provvedimento, che è stato emesso, il 10 dicembre scorso, dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Nola, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia - che ha concordato pienamente con le risultanze investigative dell’Arma - è stato notificato, dagli uomini del Nucleo Investigativo del Colonnello Fabio Cagnazzo, al boss quarantacinquenne Alfonso Nino di Giugliano, al trentaseienne Antonio Covone di Marigliano, al quarantenne Giovanni Petrella di Acerra. Per le forze dell’ordine e per la magistratura, i tre uomini si sarebbero resi responsabili di estorsione, con l’aggravante dell’articolo 7 della Legge 203/1991, vale a dire avendo agito con metodi mafiosi e per agevolare le attività dei clan di riferimento.

 Secondo l’impianto accusatorio, i tre uomini avrebbe “vessato” i commercianti di vari settori, chiedendo somme di denaro che vanno da 750 a 5mila euro: solo sottostando all’imposizione del “pizzo” avrebbero potuto proseguire tranquillamente nella loro attività. Il clan agevolato sarebbe stato quello capeggiato da Alfonso Nino, un tempo in contrapposizione armata con l’organizzazione dei Russo, capeggiata dai fratello Pasquale e Salvatore Russo, arrestati ad ottobre scorso, insieme al loro germano Mi chele, dopo un periodo di decennale latitanza, a conclusione di due operazioni, la prima della Polizia di Stato e la seconda dell’Arma dei Carabinieri.

A Castelvolturno (Caserta), sempre nell’ambito di una più ampia attività d’indagine tesa al contrasto del fenomeno estorsivo a danno di imprenditori e di commercianti di vari settori, nel periodo prenatalizio, allorquando viene riscossa, dagli appartenenti ai sodalizi criminali la rata di fine anno per la tranquilla prosecuzione delle attività, sono stati, invece, sottoposti a fermo il cinquantaquattrenne Ciro Aulitto, il quarantenne ucraino Yuriy Raduchik e il quarantottenne ucraino Mihailo Draganchuk, tutti del luogo.

 I tre uomini si sarebbero resi responsabili di concorso in tentata estorsione con l’aggravante dell’articolo 7 della legge 203/1991, avendo “pressato” 15 commercianti ed imprenditori casertani, ai quali avrebbero chiesto somme di denaro ancora da quantificare per conto del clan dei “casalesi”. L’indagine, che ha portato all’esecuzione del fermo, è stata scaturita dal rinvenimento nell’auto di Aulitto, di un foglietto di carta scritto a mano, con l’indicazione di una serie di commercianti della Provincia di Caserta da sottoporre al racket.

 

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