Marigliano, Monda, la 219 è un quartiere a rischio

Loredana Monda

Egregio Signor Ricciardi,
non è nelle mie intenzioni polemizzare con lei o con altri. Abbiamo ricevuto una sua lettera e la pubblichiamo. Chiamata direttamente in causa, mi vedo costretta, però, a risponderle per evitare che passino messaggi distorti.
Comprendo la sofferenza, il disappunto, lo sdegno, il rammarico delle persone oneste che vivono a Pontecitra. Se preferisce è liberissimo di non credermi, ma le posso garantire che da cittadina sono mortificata quanto loro, non solo dal degrado della 219, ma dell’intera Marigliano, che percepisco sempre più invivibile e insicura.

Penso, tuttavia, che nascondere la testa sotto la sabbia e negare un’ evidenza non giovi a nessuno, soprattutto ai residenti nel quartiere. In genere, per mia natura, sono portata a credere che non si possano trovare soluzioni ai problemi personali o collettivi fingendo che non esistano. Sempre per mia natura, forse anche leggermente idealistica, sono portata a sperare che si possa sempre cambiare in meglio uno stato di cose. Per questo non sono abituata a scappare di fronte ai problemi. Sono abituata a combattere, per abbattere gli ostacoli.

Mi dispiace molto che proprio lei che proviene dal quartiere in questione, da consigliere comunale in carica, faccia dei rilievi su passaggi che non sono certamente il frutto della mia fantasia o di quella di poche altre persone. Professionalmente, devo dire di aver trattato con qualche persona che vive negli ambiti più degradati della 219. Sto parlando di persone che hanno precedenti penali. Con queste persone, mi sono comportata nello stesso modo con il quale mi comporto abitualmente con tutti. Non ho avuto pregiudizi, non ho utilizzato modi di scortesia, non ho mancato di rispetto. Mi consenta di dirle, che è più facile che io risponda ad un’offesa e che ne faccia una volontariamente, a prescindere dalla fedina penale delle persone che incontro. Mi spiego: agli altri deve essere garantito, a mio avviso, un rispetto minimo per il solo fatto d’essere una persona. Non mi dilungo sul concetto di persona, che dovrebbe essere noto a tutti.

Detto ciò, non mi si può accusare di utilizzare in maniera strumentale i mezzi di comunicazione. Non è giusto, tra l’altro, affermare che il rifiuto delle istituzioni discenda da quello che scrive una testata giornalistica. Non me ne voglia, ma le istituzioni sono fatte di persone, che scelgono politicamente di rifiutarne altre, semplicemente non curandosi delle loro sorti e del loro degrado. Praticamente, chiudendo un occhio, se non tutti e due.
Non intendo certo suggerle cosa fare, ma sarebbe più giusto fare osservazioni sulle condizioni del quartiere e sul rifiuto delle istituzioni di tutte le maggioranze politiche degli ultimi venti anni, piuttosto che ai giornalisti che fotografano una realtà per quanto sgradevole possa essere. Non sono un pubblico amministratore. Non ho gli strumenti per cambiare la realtà. Sono un giornalista. Più volte nel tempo, da cronista, ho dovuto prendere atto di una serie di accadimenti.

 Ricordo pure che i sacerdoti che hanno operato o operano nel quartiere si sono soffermati sulle condizioni di degrado culturale e sociale di Pontecitra: hanno tentato di porvi un freno come hanno potuto (e la stessa cosa hanno fatto le istituzioni scolastiche). Qualche mese fa, una lettera aperta ai candidati (a sindaco ed a consiglieri) ha fatto clamore: si  poneva l’accento sulla questione morale, chiedendo di evitare la pratica del “voto di scambio”, che, soprattutto nel quartiere, mi risulta sia arrivato puntuale come un pendolino svizzero. Pagare le persone per un voto è mancanza di rispetto, è intolleranza.

 Richiamare l’attenzione sull’esistenza di situazioni che sono la mortificazione della dignità umana non è rifiuto, non è intolleranza.
A dimostrazione del fatto che non è il giornalista di turno a dire che il suo è un quartiere difficile, esistono dati oggettivi. Certe questioni non sono il frutto della mia fantasia. Ad esempio, a spostarvi il comando di Polizia Municipale, affermando la necessità di un presidio stabile, non sono stata io. Non sono stata io a dire che le 219 della zona, Pomigliano e Marigliano in testa, erano le roccaforti dei clan oriundi o napoletani: l’hanno detto le forze dell’ordine e la magistratura, in più occasioni e dopo anni di indagini.

 Da attività processuali è emerso che nella nostra città, spesso a partire proprio dal suo quartiere, si praticassero spaccio ed estorsioni. I plessi della scuola dell’obbligo nel quartiere, sulla carta, non sono stati definiti a rischio da me.
Evidentemente, da cronista ho solo riportato una realtà. Per me, Pontecitra è una terra di nessuna, perché non si rispettano le regole del vivere civile e le leggi dello Stato: a mio avviso, la colpa non è dei residenti (neppure quelli con precedenti penali, che spesso ti portano rispetto – se lo meriti – più degli insospettabili incensurati), ma di chi li amministra.

Inoltre, signor Ricciardi, lei è consigliere comunale da tempo: potrebbe meglio di me informare i cittadini dei metodi di gestione del servizio d’igiene urbana come di altri, nonché della gestione delle gare d’appalto. Un consigliere comunale ha libero accesso agli atti. Si spera.
Un comune cittadino deve chiederli ai sensi di una legge sulla trasparenza soventemente non rispettata, con buona pace del reato di omissioni in atti d’ufficio. Un giornalista ha qualche piccolo vantaggio. Qualche aiuto lo riceve di tanto in tanto, ma i documenti deve procurarseli.
 

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