Nola, arrestati tre affiliati del clan Moccia per estorsione

Loredana Monda

NOLA - Sgominato il clan Russo, l’attenzione delle forze dell’ordine si sposta su altre organizzazioni criminali. I carabinieri della Compagnia di Nola, al comando del Capitano Andrea Massari, hanno arrestato, infatti, tre uomini, definiti dagli inquirenti affiliati al clan Moccia di Afragola: sono accusati di tentata estorsione aggravata in concorso, con l’aggravante di aver agito per agevolare il clan di riferimento. Il trentunenne Giovanni Carnevale, il trentaduenne Francesco Azzurro e il ventinovenne Francesco Maiello (i primi due di Casoria, il terzo di Afragola), avrebbero minacciato una commerciante di Cimitile per costringerlo a pagare il “pizzo”.

A scoprire e porre fine alle vessazioni alla titolare di una ricevitoria della Snai sono stati i militari dell’Arma della stazione di Cimitile, a conclusione di un’articolata attività investigativa, che è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Gli arrestati, finiti in carcere a Poggioreale, sono stati, quindi, bloccati a corredo di servizi promossi , organizzati e diretti dalla Compagnia di Nola per contrastare il tentativo di infiltrazione nell’agro nolano di clan non autoctoni, normalmente operanti in altre aree, dopo gli arresti che alla fine di ottobre hanno, di fatto, disarticolato il clan “Russo” .

I tre uomini sono stati sottoposti, così, a fermo d’indiziato di delitto quando è emerso che si erano fatti promettere somme di denaro, ancora da quantificare e da versare in più soluzioni, dalla vittima, che solo sottostando alla richiesta estorsiva avrebbe potuto continuare a gestire “tranquillamente” la sua attività. Il “pizzo” sarebbe stato destinato al sostentamento delle famiglie dei detenuti del clan “Moccia”.

Terreno di scontro tra lo Stato e la malavita, ancora una volta, sono, dunque, le estorsioni, che alimentano l’accumulo di capitali da investire anche nel sostegno delle famiglie di affiliati e fiancheggiatori sia liberi sia sottoposti ai regimi carcerari e domiciliari, allo scopo di instaurare e di mantenere un rapporto di soggezione che si trasforma in riconoscenza, quindi, omertà e sostegno incondizionato al clan. Mettere in ginocchio un organizzazione criminale significa, infatti, colpirne l’economia, attaccarne i patrimoni.

 Nel caso specifico, non stupisce che l’attività estorsiva facesse capo al clan Moccia di Afragola. Se è vero quanto è stato evidenziato, il fine settimana scorso, dalle forze dell’ordine con gli arresti dei boss latitanti Pasquale e Salvatore Russo, che il loro clan aveva collegamenti con collegamenti con le organizzazioni dei “Moccia” di Afragola, dei “Fabbrocino” di San Giuseppe Vesuviano, dei “Cesarano” di Pompei, nonché con i sodalizi operanti a Pomigliano d’Arco, a Marigliano, a Somma Vesuviana e Sant’Anastasia, i conti tornano.

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