Nola, clan Russo, le sorti degli arrestati

Loredana Monda

NOLA – Dal primo novembre scorso, il sessantaduenne Pasquale Russo, latitante da sedici anni e arrestato domenica scorsa, capo dell’omonimo clan dell’area nolana, è rinchiuso nel carcere di Bellizzi Irpino nell’Avellinese. Nello stesso luogo, come è stato per un comune periodo di latitanza, si trova anche il fratello quarantasettenne Carmine, irreperibile, invece, da due anni, ammanettato con lui.

Alle 17 e 40 dell’altro giorno, archiviate la conferenza stampa sull’arresto del boss e le procedure burocratiche, i carabinieri della Compagnia di Nola del Capitano Andrea Massari l’hanno accompagnati all’istituto di pena. Alle prime luci dell’alba d’Ognissanti, con il blitz che ha posto fine alla latitanza del capo storico e indiscusso del clan Russo, i militari dell’Arma hanno arrestato, per favoreggiamento, anche il panettiere cinquantatreenne Antonio De Sapio, che gli ha dato ospitalità: l’uomo è finito a Poggioreale.

Nell’istituto di pena napoletano, è stato tradotto anche Antonio D’Elia, arrestato dai carabinieri sabato scorso, insieme a Giovanni Sirignano, genero del boss Salvatore Russo, trasportato in ospedale perché colto da malore: ai due uomini è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare per estorsione e per usura, con l’aggravante di aver agevolato il clan di riferimento.

Sempre al carcere di Poggioreale, sono stati associati il cinquantunenne Salvatore Russo (latitante da oltre un decennio come il fratello maggiore Pasquale e ammanettato sabato scorso dagli Agenti della Squadra Mobile di Napoli). Con lui, nella stesa casa circondariale è finito anche il contadino cinquantasettenne Luigi Perna che gli aveva dato ospitalità.

 

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