Nola, in questo modo è finita la latitanza del boss Russo

Loredana Monda

NOLA - Nel tempo, il cinquantunenne Salvatore Russo ha manifestato un’indole più violenta. Per gli inquirenti per questo motivo, non era apprezzato e protetto quanto il fratello sessantaduenne Pasquale considerato meno efferato. Contrariamente a quanto avrebbe fatto presumere la visita, di qualche tempo fa, di Pasquale Russo alla radiologia dell’ospedale di Nola, localizzare Salvatore era più semplice, perché più facile era far saltare la rete di connivenze e di protezioni.

Caduto nella rete il fratello minore, a facilitare l’arresto del fratello maggiore, con una pigiata sull’acceleratore sul fronte delle indagini e del blitz da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e della Compagnia di Nola (rispettivamente agli ordini del Tenente Colonnello Fabio Cagnazzo e del Capitano Andrea Massari), è stata una circostanza fortunata.

 I militari dell’Arma avevano tra le mani un’ordinanza di custodia cautelare per estorsione e per usura, emessa, il 29 ottobre 2009, dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, su richiesta del pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia, Simona Di Monte, che aveva concordato con le risultanze investigative degli uomini del Norm della Compagnia di Nola coordinati dal Tenente Pietro Calamusa. Destinatari del provvedimento erano il ventinovenne Giovanni Sirignano e il trentaseienne Antonio D’Elia, che secondo i fatti ricostruiti dagli uomini della Benemerita avevano prestato 44mila euro ad un imprenditore trentenne di Nola, pretendendo poi la restituzione della somma di denaro dopo due mesi con un tasso di interesse tanto alto da farla lievitare arrivando a 55mila euro.

Giovanni Sirignano è il compagno della figlia di Salvatore Russo, l’ultimo maschio di famiglia attivo, abile, a piede libero. Intorno a lui, che secondo gli inquirenti aveva messo su un’azienda costola di un’attività imprenditoriale dei Russo, con la quale riciclava denaro sporco (vale a dire provento di attività illecite), sarebbe, quindi, ruotate anche le protezioni di Pasquale e di Carmine Russo. L’uomo era da tenere d’occhio e d’arrestare. Quando i carabinieri hanno saputo che Salvatore Russo era stato arrestato dalla Polizia di Stato, hanno intuito che fuori alla Questura ci sarebbe stata la ressa dei familiari.

Quando gli agenti della Squadra Mobile erano all’interno alle prese con la conferenza stampa per l’arrestato di Salvatore Russo, i carabinieri erano all’esterno, confusi tra la folla, in abiti civili e trasandati, arrivati fuori alla Questura con auto civetta. Tra i familiari di Salvatore Russo, hanno avvistato Giovanni Siringano. Gli hanno notificato la citata ordinanza di custodia cautelare. Dall’esecuzione del provvedimento è scaturito l’effetto domino che ha portato prima all’arresto, a Visciano, di Antonio D’Elia (che sapevano di poter trovare in tempi brevissimi), poi, cadute le protezioni, a quello di Pasquale e di Carmine Russo, per arrivare a quello di Antonio De Sapio per favoreggiamento.

 

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