Marigliano, Filippo Tomacchio: “Non volevo ucciderlo. E’ stata una fatalità”.

Loredana Monda

MARIGLIANO - “Era un amico fraterno. Non volevo ucciderlo. E’ stata una tragica fatalità”. Ad affermarlo è il venticinquenne autotrasportatore Filippo Tomacchio, di Marigliano, accusato di omicidio volontario, di porto e di detenzione illegale di arma da fuoco, di ricettazione, in ordine ai fatti, che sabato scorso, hanno portato alla morte il trentacinquenne imprenditore sorano Enio Tatangelo. Nella mattinata del 29 luglio, si è tenuta l’udienza di convalida dell’arresto. Il venticinquenne è stato tradotto dal carcere di Poggioreale al Tribunale di Nola.

 E’ stato, così, ascoltato. Oltre a spiegare che conosceva l’imprenditore del frusinate da lungo tempo e che aveva con lui una frequentazione tale da renderlo un “fratello”, l’uomo ha ricostruito l’intera dinamica dei fatti, rispondendo a tutte le domande che gli sono state poste. In effetti, pare che tutto, dall’esistenza di un rapporto di cordialità e di amicizia alla tragica fatalità di sabato scorso, trovi conferma nelle dichiarazioni di altri. Anche l’unico testimone dell’omicidio sembra abbia chiarito che non c’era stata intenzionalità nell’uccidere da parte dell‘autotrasportatore, ma che il colpo era partito accidentalmente.

 L’udienza si è conclusa, comunque, con una convalida del fermo a cui era stato sottoposto Filippo Tomacchio all’indomani della sua costituzione ai carabinieri. E’ stata disposta la custodia cautelare in carcere, ragion per cui, almeno per ora, non lascerà Poggioreale. A quanto pare, sulla scorta delle dichiarazione del venticinquenne e delle persone ascoltare negli ultimi giorni dai militari dell’Arma e dai magistrati, l’avvocato Antonio Carpino avrebbe chiesto una derubricazione del reato di omicidio volontario.

Sembra, tuttavia, che il giudice abbia risposto “picche” di fronte al tale richiesta, riconfermando, per l’appunto, l’omicidio volontario e scartando l’ipotesi di un omicidio colposo. Le motivazione delle decisioni dell’autorità giudiziaria saranno, tuttavia, note ad avvenuto deposito dell’ordinanza di custodia cautelare. Il penalista Antonio Carpino ha annunciato, intanto, di voler presentare un’istanza al Tribunale del Riesame.
 

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