Marigliano, quale futuro?

Loredana Monda

MARIGLIANO – Quattordici liste per sette candidati a sindaco. Il quadro politico è chiaro. I cittadini conoscono gli scenari, i nominati i candidati. Per tutti è trascorsa la prima domenica da vera e propria campagna elettorale. Fioccano le osservazioni e i commenti in positivo e in negativo. Si avanzano pronostici.

Sono in molti a ritenere che sarà impegnativa la campagna elettorale del consigliere regionale del Partito Democratico Sebastiano Sorrentino, che qualora vincesse dovrebbe rinunciare ad uno scranno nel parlamentino campano. Nonostante la lunga esperienza politica del candidato di PD, di Italia dei Valori, di Sinistra Democratica e della civica Rilanciamo Marigliano, nonché le doti umane che gli sono riconosciute, spira un vento più favorevole al centrodestra, sul territorio sopratutto per i giudizi non sempre positivi all’operato dell’ultima amministrazione. A fare la differenza dovrebbe essere, insomma, la figura di Sebastiano Sorrentino, capace di arrivare almeno ad un ballottaggio che possa rimescolare le carte.

Dicevamo più favorito è considerato il centrodestra, costituito dal Pdl, dall’Udc, dall’Mpa e dalla civica La Città che Vogliamo. Dell’ingegnere Sodano si dice che è un professionista ed un uomo dai modi cortesi e disponibili, che non sono, forse, tanto sgraditi al cittadino medio, che, in genere, non ama essere trattato con sufficienza, come spesso fanno gli uomini politici in periodi di piatta (per capirci fuori campagna elettorale). Come dire “non voglio sentirmi migliore di nessuno, ma certamente neppure peggiore”.

D’altra parte, ogni persona merita anche un minimo di rispetto in quanto tale, che in città non sempre è garantito.
Allo stato, secondo le opinioni della gente comune è facile che si vada verso un sistema bipolare e che la partita sia realmente giocata solo dai candidati sindaco del centrodestra e del centrosinistra, Sorrentino e Sodano. Per i cittadini, le liste civiche hanno un valore ancora troppo marginale per riuscire ad incidere in maniera sostanziale sul risultato delle consultazioni. Solo se si andasse al ballottaggio, un peso potrebbero avere gli altri schieramenti, a cominciare da quello dell’Alleanza di Centro con candidato sindaco l’ex presidente del Consiglio Comunale Luigi Terracciano, per continuare con le liste politiche o civiche che fanno capo agli aspiranti primi cittadini Giovanni Salomone, Giuseppe Sodano, Giuseppe Sebastiano Esposito e Silvio Venezia.

Quando costretti a dare indicazioni di voto al proprio elettorato o quanto meno a lasciarlo libero di scegliere. Per un attimo ci soffermiamo sulla singolare scelta di Giuseppe Sebastiano Esposito, laureato in economia alla Bocconi di Milano, ex assessore alle finanze dell’ultima amministrazione, in quota alla Margherita: coraggiosamente correrà autonomamente, nonostante fosse tesserato del Partito Democratico e componente del Direttivo Cittadino che si è insediato pochi mesi fa. Forse, il diretto interessato spiegherà le ragioni che l’hanno portato ad essere un avversario al massimo esponente territoriale del Pd.

Resta da dire che è stato notato dai cittadini che manca una presenza femminile a capo delle coalizioni che aspirano al governo della città e che solo due tra i sette candidati hanno un’età compresa tra i venticinque e i trentacinque anni.
A guardare con attenzione le liste, sono molti a rilevare che è mancato un forte e coraggioso rinnovamento delle liste, che mirasse alla crescita non solo formare, ma sostanziale, di una nuova classe politica. I due poli predominanti hanno tirato fuori “l’artiglieria pesante”. Non hanno, però espresso niente di veramente forte e di veramente nuovo.

Sempre gli stessi i dirigenti di partito che contano, sempre gli stessi verranno ad essere gli amministratori con personaggi che continuano a transitare con disinvoltura dalla destra, al centro, alla sinistra e viceversa. Tra i candidati a consiglieri del centrosinistra anche un ex sindaco del centro destra come Michele Nappi. Non sono passati, inoltre, inosservati i puri e semplici (tra l’altro numerosi, se non si guarda alla “artiglieria pesante) riempitivi di lista, che finiranno solo per avere una manciata di voti, negati a chi potrebbe avere una reale capacità di scattare e fare la differenza.

 Qualche donna nelle liste si nota, nessuna che viva con costanza e con assiduità la vita politica e sociale della città. Ancora salta agli occhi la presenta di dipendenti comunali e di figli di dipendenti comunali, che porta ad avere il dubbio che la burocrazia possa incidere sulle scelte future della politica, decretando la mancata riorganizzazione.
 

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