Nola, confermate le accuse per Alfieri e Di Maio

Loredana Monda

NOLA – Ha retto il pesante quadro accusatorio dei carabinieri della Compagnia di Nola del Capitano Gianluca Piasentin. Sono stati convalidati i fermi per il trentaquattrenne Felice Alfieri e il trentacinquenne Sebastiano Di Maio, arrestati, a Nola ed a Marigliano, il 18 marzo scorso, perché ritenuti responsabili di tentata estorsione ed incendio. Il primo uomo è stato sottoposto al regime dei domiciliari, il secondo è rimasto in carcere.

Per il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nola i due uomini hanno, quindi, tentato di estorcere circa 3mila euro al titolare di un esercizio commerciale di Saviano, il tutto in cambio della tranquilla prosecuzione dell’attività. Per costringerlo a pagare il pizzo in una prima occasione hanno incendiato la saracinesca (pur senza provocare danni ingenti), in una seconda occasione hanno esploso un ordigno a basso potenziale non distante dall’attività.

Il Gip del Tribunale di Nola, non ha, tuttavia, riconosciuto l’aggravante dell’articolo 7 della Legge 203/1991, vale a dire l’aver agito con metodi mafiosi e per agevolare il clan di riferimento, in questo capo l’organizzazione facente capo a Marcello Di Domenico detto o’ marciulliano (costola operativa del più potente clan Moccia), militarmente contrapposta a quella dei fratelli latitanti Pasquale e Salvatore Russo. Per gli inquirenti non tutto e perduto. La vicenda è d’interesse della Direzione Distrettuale Antimafia.

Sull’aggravante si potrebbe, quindi, ritornare in sede di valutazione da parte del giudice per le indagini preliminare del Tribunale di Napoli. Gli attentati dinamitardi e incendiari di cui è stata oggetto la vittima di Alfieri e Di Maio non sono gli unici registrati sul territorio dai carabinieri. In buona parte dei casi apparirebbero tutti riconducibili ad una chiara matrice estorsiva di stampo camorristico. Gli inquirenti sono costretti, tuttavia, a scontrarsi con un forte e perdurante clima omertoso, che potrebbe essere arginato con una valutazione di una denuncia per favoreggiamento anche a carico dei soggetti vessati, poco o per niente propensi a rivolgersi alle forze dell’ordine. 


 

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