MARIGLIANO, CARABINIERI: VICE CONTRO COMANDANTE. FALSE LE ACCUSE

Loredana Monda

MARIGLIANO – Per falso e per calunnia un maresciallo dei carabinieri e una privata, da imputati, dovranno comparire dinanzi ad un collegio a composizione monocratica del Tribunale di Nola (presieduto dalla dottoressa Lucia Minauro), il 1 giugno 2009. Per decisioni (peraltro già depositate in cancelleria) del giudice per l’udienza preliminare Gennaro Sessa, finiscono alla sbarra l’ex vice comandante della stazione di Marigliano il quarantaseienne G.A e la quarantatreenne T.P.

Secondo quanto è emerso nel corso di una pregressa attività d’indagine e del dibattimento di pochi giorni fa al Tribunale di Nola, l’uomo e la donna, in concorso tra loro, avrebbero falsamente accusato l’uscente comandante della stazione dei carabinieri di Marigliano, il luogotenente C.S., di collusioni con la malavita locale.

 Secondo la pubblica accusa, la signora (presente in aula, difesa dal penalista Pasquale Napolitano del Foro di Nola) avrebbe organizzato una cena nella sua abitazione, registrando (all’insaputa del diretto interessato) le dichiarazioni di un suo ospite, M.P.. Avrebbe sollecitato, quindi, l’uomo a ripete quando già affermato, con particolare riguardo all’asserzione secondo cui il maresciallo C.S. sarebbe stato responsabile di aver preso soldi da un pregiudicato del territorio.

 In pratica, secondo la registrazione l’ex comandante di stazione si era lasciato ammorbidire, prendendo tangenti, da Gennaro Taglialatela, considerato dagli inquirenti un soggetto tra quelli referenti del clan Mazzarella, che, forte di un’alleanza con i Sarno, era rifiuto ad affermare la sua supremazia in città, fino a quando non è stato ricacciato sul capoluogo campano da gruppi locali, fortemente favoriti dalle operazioni anticamorra che avevano prodotto delle decimazioni dell’organizzazione originaria di San Giovanni a Teduccio.

 Il passaggio del denaro preso dal luogotenente C.S. da Gennaro Taglialatela era oggetto di una annotazione redatta dal maresciallo G.A. del 4 gennaio 2006. A carico del maresciallo G.A. vi sarebbe l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso di potere, nonché in violazione dei doveri di pubblico ufficiale, proprio appartenendo egli all’Arma. Contro G.A., secondo le disposizione del giudice Sessa, l’autorità giudiziaria agirà anche avendo egli, nell’esercizio delle sue funzioni, attestato falsamente, nell’annotazione di servizio del 4 gennaio 2006, che nella prima decade del mese di dicembre era stato avvicinato dalla signora T.P. che gli aveva consegnato un registratore contenente una microcassetta, sulla quale erano registrate le dichiarazioni di un affiliato al clan Mazzarella, contrariamente al vero. Lesa, dunque,  con la vicenda, l’onorabilità del luogotenente C.S.. 


 

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