ALLE PROSSIME ELEZIONI IL COMUNE AL CENTRODESTRA?

Loredana Monda

MARIGLIANO - Per il centrosinistra, che significa tornare alle urne? Per buona pace, quasi certamente, consegnare il Comune al centrodestra. In Italia, forti sono i dissenti contro l'azione del Governo Berlusconi. Si moltiplicano le manifestazioni di contestazione degli ultimi provvedimenti legislativi. Non è detto, però, che se vi fossero a breve giro nuove politiche l'orientamento degli elettori fosse radicalmente diverso rispetto a quello della primavera del 2008.

Si deve, poi, considerare che logiche che sono a fondamento delle amministrative, spesso divergono da reali contrapposizioni politico - ideologiche. Un esempio dell'assenza di una netta demarcazione di colore politico, è data, ad esempio, dal proliferare delle liste civiche, che tante volte hanno un carattere ideologicamente eterogeneo.

Detto ciò, se si analizza quanto si è verificato, in città, negli ultimi quindici anni (più o meno dall'adozione della nuova legge elettorale di designazione diretta del sindaco da parte dei cittadini), non è difficile rendersi conto che l'elettorato si è mosso sull'onta di un principio di alternanza, scegliendo l'opposto rispetto a quello che aveva prodotto sconcerto, delusione, insoddisfazione.

Ora che il centrosinistra ha governato senza riuscire ad arrivare alla scadenza naturale del mandato, con buona probabilità gli elettori premieranno il centrodestra. Sarà molto difficile rompere con la tradizione sono schierando un candidato sindaco forte politicamente, intellettivamente, caratterialmente.

Dispiace dirlo, ma non esiste, purtroppo, nell'elettorato una forte consapevolezza dell'importanza del diritto di voto, unico strumento a disposizione di un cittadino per perseguire il cambiamento e il rinnovamento. Se così non fosse, anziché limitarsi al criterio di alternanza, gli elettori terrebbero conto dei continui spostamenti da un partito all'altro, da uno schieramento all'altro, da parte dei politici locali, primi fra tutti quelli soventemente additati dall'opinione pubblica di scorrettezza o di incapacità. Non andrebbe, quindi, a premiarli anche attraverso il voto, riportandoli esattamente dove erano, il rischio fondato di un'amministrazione, in apparenza nuova di zecca, ma antica come mai, nel futuro quasi certamente ancora fallimentare.

Ai fini elettorali, non giovano al centrosinistra, in questo momento, fatti passati e presenti. Le spaccature tra tutti i partiti della coalizione ai cui si è assistito dalle amministrative 2005 ad ora, pesano come un macigno. Sono una spada di Damocle perché non sono state superate le contrapposizioni netta. Si aggiunga che, a livello locale, si sono avvertiti i riflessi dei cambiamenti nazionali che hanno investito buona parte dei partiti politici di centrodestra, come di centrosinistra. Alcuni partiti piccoli di sinistra sono scomparsi o stanno scomparendo, altri sono nati o stanno nascendo, nell'incertezza generale dettata anche dalle continue ipotesi di cambiamento di sistema elettorale.

Il Partito Democratico, forze di maggioranza relativa, dovrebbe avere, così come accade su un piano nazionale, una forza trainante. Allo stato, però, difficile che sia capace di fare coalizione: fatto sul piano formale, resta da costruire su un piano sostanziale. L'esempio più eclatante? Manca di un direttivo locale, non provvisorio. In caso di trattative elettorali, chi sarà da considerare legittimato a sedere ai tavoli di centrosinistra? Margherita e Democratici di Sinistra hanno realmente trovato un equilibrio all'interno del Partito Democratico? Insomma, le debolezza appaio tante. Non sono insuperabili. Necessitano, però, di accelerazione dei tempi, buon senso, capacità di dialogo e una buona dose di coraggio. Parliamo del coraggio legato anche alle scelte impopolari.

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