CARABINIERI: LOTTA AL CLAN RUSSO

Loredana Monda

Ancora un'operazione che lascia trapelare la volontà di stringere il cerchio intorno ai fratelli Salvatore e Pasquale Russo, un tempo elementi di spicco del cartello camorristico "Nuova Famiglia" di Carmine Alfieri, ora a capo dell'omonima organizzazione operante nel nolano, da anni latitanti, inseriti negli elenchi dei più temibili a livello nazionale. Nuovo tentativo, quindi, di fare terra bruciata intorno ai due boss, colpendo i soggetti che gravitano intorno a loro.

Nel pomeriggio del 31 marzo 2008, a Saviano, nel quadro di una più ampia attività di contrasto, nella Provincia di Napoli, del fenomeno estorsivo, posto in essere da appartenenti alle organizzazioni di stampo camorristico, ai danni di imprenditori e di commercianti di vari settori, i carabinieri del nucleo investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna agli ordini del maggiore Fabio Cagnazzo e coordinati dal tenente - colonnello Antonio Jannece, a conclusione di un servizio di osservazione e di pedinamento, hanno, infatti, arrestato, in flagranza di reato Gianfranco Tecchia, ventiquattro anni, residente a Saviano, ma di fatto domiciliato a Ottaviano, considerato appartenente al clan Russo e ritenuto responsabile del reato di estorsione ai danni dei titolari di una nota ditta edile napoletana, ai quali sarebbe stato richiesto il pagamento di una somma di denaro (pari al 3% dell'importo complessivo dei lavori) ammontante a un milione e mezzo di euro, in ordine alla costruzione di un capannone industriale nell'area Asi di Nola, assicurando in cambio una tranquilla prosecuzione degli interventi stessi.

Il giovane, stando a quanto messo in luce dai carabinieri, avrebbe agito con l'aggravante dell' art. 7 legge 203/91, utilizzando metodi mafiosi. I militari dell'Arma, le cui indagini sono state coordinate dal pubblico ministero Simona Di Monte della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sulla scorta della loro ricostruzione dei fatti, ritengono che Gianfranco Tecchia, fosse un esattore del clan Russo e che agisse su disposizione del ventisettenne fratello Gennaro, egualmente residente a Saviano, considerato un elemento di spicco della medesima organizzazione e latitante dall'8 maggio 2006 (anche egli inserito come i due boss nell'elenco del Ministero dell'Interno, dei 100 ricercati più pericolosi a livello nazionale.

Il fratello latitante dell'arrestato è stato colpito, d'altra parte, da un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale di Nola, per tentata estorsione con (l'aggravante di aver agito per agevolare le finalità dell'associazione di riferimento) a conclusione di indagini svolte Squadra Mobile di Napoli, che hanno portato ad un procedimento giudiziale con rito aggravato finito con una condanna a cinque anni di reclusione da parte del Tribunale di Napoli.

E' stato ancora colpito da un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, a seguito di indagini del nucleo investigativo di Castello di Cisterna e del nucleo anticriminale dei carabinieri di Napoli, che avevano evidenziato che Gennaro Tecchia abbia partecipato, unitamente ad altre persone, ad un'associazione di tipo mafioso, denominata, promossa, organizzata e diretta da Pasquale e da Salvatore Russo, che, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà già acquisita che ne deriva, ha per scopo la commissione di delitti (omicidi, estorsioni, usura, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, illecita concorrenza mediante violenza o minaccia), anche al fine di acquisire il controllo delle attività illecite in parte del territorio della provincia di Napoli, ed in particolare nei comuni di S. Paolo Belsito, Nola, zone limitrofe. I tutto in un clima di contrapposizione con omologhe organizzazioni rivali quali quella capeggiata da Alfonso Nino e da Marcello Di Domenico.

Obiettivo del clan: l'acquisizione in modo diretto o indiretto della gestione, o comunque del controllo, di attività economiche, di concessioni e di autorizzazioni, di appalti e di servizi pubblici, nonché il procacciamento ad altri di voti in occasione di competizioni elettorali, ovvero la realizzazione di altri profitti o vantaggi ingiusti. Detti soggetti, secondo le indagini dei carabinieri, in concorso tra loro e con ignoti, in tempi diversi e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, mediante minaccia, avrebbero agito nel novembre 2003 contro imprenditori che nel vederseli presentare in azienda avevano rifiutato di cambiare assegni per 200mila euro, ritornando a cercarli tra gennaio e febbraio 2004. Riguardo al clan Russo, deve essere detto che l'attività investigativa dei carabinieri, che, nel maggio 2007 ha portato anche all'arresto di 87 persone nel nolano, avrebbe messo in luce che la latitanza, ormai pluridecennale, dei capi del sodalizio,sarebbe stato agevolata da una fitta rete di connivenze, che hanno generato un sistema di protezione semplice ma inespugnabile, che ha consentito alle due "primule rosse" di continuare a vivere sul territorio, a essere presenti, ad operare attraverso il sostegno di fedelissimi, che esercitano timore sulla società civile.

Un esempio della disinvoltura con la quale i Russo hanno continuano a muoversi sul territorio sarebbe data anche una circostanza, risalente a pochi mesi fa, su cui ancora indagano gli stessi carabinieri, in cui il latitante Pasquale Russo, notoriamente malato da tempo, si sarebbe recato indisturbatamente, anche se in ore notturne, in ospedale per fare degli accertamenti.
Nella foto i fratelli Gianfranco e Gennaro Tecchia

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