MARIGLIANO: RIFIUTI? NO GRAZIE, UN MUSEO ARCHEOLOGICO

Loredana Monda

SENTINO, II - I SECOLO A. C. - RITROVATE 7 TOMBE, FINORA

Nella primavera del 2007, nel corso di scavi di per la realizzazione di un collettore fognario per l'area degli insediamenti produttivi, la città si è confrontata con un'importante scoperta. Nella zona del Sentino, in località Faibano, furono ritrovate delle tombe, inizialmente definite di epoca sannitica. Per un occhio poco esperto in materia di archeologia e di antropologia poteva rimanere un po' difficile scorgere tra le macerie, ossa umane o elementi decorativi di antiche strutture architettoniche. Alla fine, l'area interessata dai ritrovamenti è finita sotto attenta analisi degli esperti. Ora come all'allora, forse a chi non è un esperto, senza alcuna guida, può restare ancora un po' difficile comprendere.

Resta, però, un fatto: anche colui che non è un esperto, calato in un'area del genere, guidato da qualcuno che sa cosa dire e cosa fare, può subirne il fascino. Può ritrovarsi catapultato nel passato, confrontarsi, per fare esempio, con antichi stili di vita, strutture familiari, attività economiche. Dopo tanti mesi, per gentile concessione del responsabile dell'area nolana della Sovrintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Napoli e di Caserta Giuseppe Vecchio e del responsabile dell'ufficio tecnico comunale Andrea Ciccarelli, guidata dagli archeologi di Officina Memoriae che hanno seguito l'indagine, ho avuto l'onore, dopo aver lanciato l'anno scorso la prima notizia del ritrovamento del sito archeologico (era un lunedì mattina), per così dire, di ritornare "sul luogo del delitto", di raggiungere ancora via Sentino, di ricevere accurate spiegazioni.

Alcune tombe rinvenute (quelle intercettate dalle ruspe, talvolta compromesse, che si ritiene possano essere state fatte oggetto di qualche saccheggio) l'ho potute vedere. Mi sono state fornite spiegazione sulla profondità dei depositi archeologici, qualità del terreno con particolare riferimento ai livelli vulcanici, strutture con riguardo ad utilizzi o e abbandoni, ipotetici riferimenti temporali. A quanto pare, la zona del Sentino, ancora oggetto di accurate indagini, fondate anche su produzione di planimetrie, di rilievi fotografici e di grafici, di tentativi di ricostruzione, di accertamenti sui materiali e sugli elementi emersi, potrebbe essere stata parte integrante di una più ampia villa colonica, con annessa necropoli.

Qualche ricco colono o veterano di guerra con la sua "familia" potrebbe aver abitato quella struttura, che potrebbe essere di pertinenza di una casa patronale. Per comprendere, può essere sufficiente ricordare le caratteristiche (patriarcale, patrilocale e patrilineare) della famiglia in un sistema giursromanistico. In buona sostanza, per dirlo con poche parole, un capofamiglia veniva a trattenere in un unico luogo, sotto la sua "potestas" non solo congiunti (consanguinei e affini) ma anche la servitù.

Verosimilmente, questo si è verificato anche in relazione alla citata villa colonica, il cui impianto originario dovrebbe risalire, in base alla tipologia dei materiali rinvenuti (ceramica e strutture), ad epoca repubblicana di Roma ( II-I secolo a.C.). La natura delle evidenze archeologiche emerse lascerebbe presumere che l'edificio, abitato da persone dedite ad una agricoltura di tipo, sia stato, nei secoli, sottoposto a modifiche strutturali - funzionali, quindi abbandonato e sottoposto ad una continua opera di spoliazione del materiale edilizio, divenne in sostanza una sorta di "cava", che condusse nel tempo alla scomparsa quasi totale degli alzati saccheggi.

Si presume che l'abbandono sia coinciso con un periodo storico segnato da una profonda crisi del settore agricolo, ma non si escludono altre motivazioni ad esempio di natura idrogeologica: l'area circostante la villa era soggetta a periodiche risalite della falda freatica con ristagno d'acqua, problema al quale si era cercato di reagire con la realizzazione di un sistema idraulico costituito da canali ortogonali e da canalette che permettevano il drenaggio dell'acqua in eccesso evitando gli allagamenti, canalizzazioni che in un periodo tardo d'uso dell'edificio risultano ormai in parte occlusi.

L'area è stata, quindi, nuovamente frequentata tra la fine del V e l'inizio del VI secolo d. C., allorché venne impiantata dapprima una struttura lignea ad uso di ricovero, bucando il pavimento in cocciopesto di un grande ambiente ad esedra per alloggiarvi i pali di sostegno, quindi rimosse parte delle strutture murarie e rigenerati i suoli con apporto di terreno fertile, venne convertita all'agricoltura (è stato messo in luce un intero campo coltivato con solchi e porche e numerose impronte di animali in transito perfettamente conservate sotto un spesso deposito di materiale piroclastico, molto compatto, pertinente a fasi alluvionali seguite all'eruzione vesuviana cosi detta di Pollena (472-505 d.C.), che ricoprì l'intera zona decretandone per lungo tempo l'abbandono.

Ora, veniamo, però, alle famose tombe, in parte danneggiate, in parte completamente rimosse dalle ruspe all'opera per la realizzazione del collettore fognario dell'area degli insediamenti produttivi. Ne sono state indagate finora sette. Cinque sono di adulti e due di bambino. La prima, visibile sul lato est della trincea, è completamente rovinata. Delle altre, presenti sul lato opposto, due sono state parzialmente danneggiate dal mezzo meccanico e sono state fatte oggetto di saccheggio da sconosciuti che ne hanno rimosso i resti scheletrici: la prima mostra al suo interno, infatti, uno scheletro umano intatto solo per la parte superiore (sono andati persi il bacino che avrebbe potuto aiutare a comprendere quasi immediatamente il sesso del defunto e le restanti parti ossee). La seconda è intatta, ma priva dei resti dell'inumato che vi era stato deposto, rinvenuti rimossi e dispersi alla base del collettore probabilmente dopo aver asportato gli oggetti del corredo funerario.

Delle restanti tombe, venute alla luce attraverso un esiguo allargamento della trincea, possiamo dire che hanno suscitato interesse anche per la vicenda umana che richiama la presenza, di una donna deposta in una fossa terragna insieme ad un anfora, priva di fondo, in cui erano inseriti i resti di un neonato: probabilmente si trattava di una giovane madre deceduta per parto. Sono, però, ancora in corso analisi sui resti umani recuperati (che potrebbero fornire maggiori dettagli sulla presunta età della morte, il sesso, l'alimentazione, eventuali malattie, altezza, ecc.). Allo stato si configura la possibilità di un'indagine più estesa della necropoli con il recupero di altre sepolture che potrebbero fornire elementi importanti a risalire allo status sociale degli inumati e ai rituali funerari praticati.

Sono, tuttavia, ancora tanti i punti da accertare. Da inquadrare, tra l'altro, il rinvenimento, sulla sezione di una trincea ortogonale a via Sentino, dell'impronta di un'impalcatura lignea, rimasta impressa nel materiale fangoso, al momento d'incerta funzione e cronologia per la mancanza di materiali archeologici. Dalla stessa trincea provengono le numerose tracce di coltivazione, conservate sotto il deposito alluvionale di Pollena (fine V-inizi VI secolo d.C.), che si estendono fino a via Nuova e via Antica del Bosco e che rimandano ad una cospicua attività agricola. L'area di indagine iniziale potrebbe essere, comunque, presto circoscritta e sottoposta a vincolo, influendo anche parzialmente sulle destinazioni d'uso del piano degli insediamenti produttivi. Ulteriori accertamenti potrebbero, però, anche rendere necessario allargare il campo di indagine degli esperti. E' certo, tuttavia, che dopo un periodo di iniziale, collettivo sconcerto per la scoperta del sito archeologico, ora il Comune e la Sovrintendenza Archeologica di Napoli e di Caserta stiano lavorando in perfetta sinergia, in un clima di mutua collaborazione.

Gli esperti, oltre ad informare costantemente il funzionario di zona Giuseppe Vecchio che coordina ogni attività, relazionano periodicamente anche al Comune. Nessuna informazione, ufficiale o ufficiosa, è pervenuta, invece, sulle indagini avviate dai carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio artistico di Napoli, anche su eventuali saccheggiamenti. Difficile sapere, allo stato, se gli uomini della Benemerita, allocati a Castel Sant'Elmo abbiano terminato il loro lavoro.

Una visita su un sito archeologico come quello di Marigliano, con la guida di un esperto, può fornire degli spunti di riflessione. Ammetto di non poter fare a meno di pensare all'esistenza di un sistema di drenaggio costruito secoli e secoli fa, ad esempio, per difendersi da allagamenti a cui la città è tuttora soggetta. E' stupefacente, inoltre, rendersi conto, a prescindere dalle crisi recenti del settore primario, per quanti secoli la zona sia riuscita a conservare una forte vocazione di tipo agricolo. Mi piacerebbe invitare tutti gli amministratori, ma anche e soprattutto i cittadini a riflettere su ciò che può rappresentare un sito archeologico per un territorio sotto il profilo culturale, sociale e economico. I ritrovamenti cittadini non necessariamente negheranno le occasioni di sviluppo e di occupazione riconducibili al piano degli insediamenti produttivi, che attraverso una frequentazione anche delle zone interessate dal rinvenimento di reperti, potrà essere transitato non solo da addetti ai lavori.

Un sito archeologico, così come un museo come quello pensato per Nola (che inizialmente era stato pensato potesse essere accolto anche in qualche struttura di Marigliano), può rappresentare un'irrinunciabile occasione di realizzazione di un importante indotto occupazionale. Si pensi a quanta gente, nel tempo, tra lavori di scavo e di sistemazione, attività di pulizia, vigilanza, guardiania, promozione artistico - culturale, amministrazione economica e legale, via dicendo potrebbe essere impiegata. Lo sviluppo di un territorio non può prescindere dalla sua storia e dalla sua cultura. Non si fonda solo un'irrazionale attività edilizia. Trova una ragione d'essere in una vocazione intimamente connessa alle tradizioni locali.

Le Foto del ritrovamento

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