CARABINIERI: DURO COLPO AL CLAN SARNO

Loredana Monda

Duro colpo al clan Sarno. Dell'organizzazione, che partendo da Ponticelli, ha esteso, in pochi anni, la propria egemonia sull'area nolano - vesuviana avvalendosi del supporto di gruppi preesistenti nella provincia di Napoli, è stato arrestato un elemento apicale. Dai carabinieri del Reparto Territoriale di Castello di Cisterna al comando del tenente colonnello Antonio Jannece, nella mattinata del 3 marzo, a Favignara (Trapani), è stato, infatti, localizzato e ammanettato il quarantenne Luciano Sarno.

Il servizio dei militari dell'Arma si inquadra in una più ampia attività di contrasto alle consorterie criminali riconducibili ai clan "Sarno" e "Panico", in contrapposizione armata per il predominio degli affari illecitI nella provincia di Napoli, responsabili della recente recrudescenza omicidiaria nei comuni di Somma Vesuviana e Sant'Anastasia. Gli uomini della Benemerita hanno agito sulla scorta di un'ordinanza di custodia cautelare, emessa il 20 marzo 2007, dal Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha colpito Luciano Sarno, ritenuto responsabile, in concorso con altri, di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata agli omicidi, ai tentati omicidi, alla detenzione e al porto di armi e di munizioni, nonché di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e di ricettazione con l'aggravante dell'art. 7 della Legge 203/91 (vale a dire per aver agevolato l'organizzazione di cui era al vertice).

Detta ordinanza, seppure emessa quasi un anno fa, nell'ambito dell'attività di indagine condotta unitamente dai carabinieri dei Territoriali di Castello di Cisterna e di Aversa, che aveva portato all'arresto di complessive 13 persone per associazione per delinquere e per altro, è stata notificata all'interessato solo nella mattinata del 3 marzo 2008, a seguito dell'emissione della sentenza n. 278, emessa il 15 febbraio 2008, dalla Camera dell'Istruzione della Corte di Appello di Duoai (Francia), che dichiara libero il mandato di arresto europeo emesso il 02 luglio 2007 dal Tribunale di Napoli, poiché Luciano Sarno, seppur ristretto in territorio nazionale, era stato estradato dalla Francia solo per altro titolo cautelare.

Secondo quanto messo in luce dai carabinieri, con i quali sembrano concordare i magistrati richiedenti e emittenti il provvedimento eseguito, in concorso tra loro, Luciano Sarno, Pasquale Sarno, Paolo Di Grazia, Giuseppe Piscopo e Gennaro Gallucci, in qualità di mandanti o esecutori materiali, avrebbero provocato la morte Carlo Amico, esplodendogli contro una pluralità di colpi d'arma da fuoco calibro 9, che lo attingevano in varie parti del corpo. Avrebbero agito le aggravanti dell'azione compiuta da almeno cinque persone, con premeditazione (predisponendo un dettagliato piano d'azione, con ripartizione di compiti e di ruoli) e per abietti motivi di supremazia camorristica, nonché avvalendosi delle condizioni di cui all'art. 416 bis e al fine di agevolare e rafforzare la strategica alleanza delle organizzazioni camorristiche di rispettiva appartenenza, e segnatamente il "clan Sarno", il "clan Piscopo", il "clan De Sena" e il "clan Di Grazia".

Ulteriori aggravanti, secondo i militari dell'Arma peserebbero su Luciano e Pasquale Sarno, nonché su Paolo Di Grazia per aver promosso e aver organizzato la cooperazione nel reato e aver diretto l'attività delle altre persone che hanno preso parte all'azione. Non è tutto. Detti soggetti, in concorso tra loro, con i ruoli sopra specificati, detenevano illegalmente e portavano in luogo pubblico una pistola calibro 9 e un'arma automatica che Carlo Amico aveva portato con sé. Sempre secondo i carabinieri, l'arrestato, in concorso con Pasquale Sarno, Paolo Di Grazia, Giuseppe Piscopo, Gennaro Gallucci, Giovanni Messina, Michele Pepe, Francesco Paccone, Francesco Di Grazia, Luciano Cantone, Riccardo Di Grazia, Mario Sacco, Salvatore Di Domenico e Salvatore Mottola, al fine di garantirsi l'impunità, avrebbe occultato il cadavere di Carlo Amico, sotterrandolo in un fondo situato in località Cimitero del comune di Carinaro nel Casertano, rinvenuto in data 7 marzo 2006. Anche in questo caso sarebbe riconosciuta l'aggravante di aver agito in numero superiore a cinque, con le aggravanti solo per Paolo Di Grazia e Giovanni Messina di aver organizzato e diretto quelle azioni.

In soli due giorni, due colpi sono stati inflitti, in vero, al clan "Sarno". I carabinieri del nucleo investigativo del Reparto Territoriale di Castello di Cisterna, agli ordini del maggiore Fabio Cagnazzo e coordinati dal tenente - colonnello Antonio Jannece, non hanno arrestato solo Luciano Sarno, ma anche un altro soggetto, ritenuto, da loro, un elemento apicale della stessa organizzazione. All'incirca alle ore 23 del 2 marzo, a Praia a Mare (Cosenza), hanno, infatti, localizzato e hanno ammanettato Ciro Piccolo, ventisei anni, di Sant'Anastasia. Il giovane è stato fermato nell'ambito di attività sempre di contrasto ai clan Sarno e Panico. E' maturato, insomma, nello stesso contesto di quello del capoclan. I carabinieri hanno agito sulla scorta di un'ordinanza di custodia cautelare, emessa il 20 febbraio 2007 dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, su richiesta del pubblico ministero della DDA di Napoli che ha coordinato pregresse indagini dell'Arma.

Il ventiseienne è stato ritenuto responsabile, in concorso con altri, di di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata agli omicidi, tentati omicidi, alle estorsioni, violazione legge armi e traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti con l'aggravante dell'art. 7 della legge 203/1991, avendo agito ai fini di agevolare l'organizzazione camorristica di appartenenza. Ciro Piccolo era ricercato dal febbraio 2007, periodo dell'operazione denominata "Scacco" coordinata dal magistrato Vincenzo d'Onofrio della Direzione distrettuale antimafia, che aveva portato all'arresto di settantuno persone per associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata alla commissione di omicidi, tentati omicidi, estorsioni, violazione legge armi, usura, traffico internazionale di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti ed altro. Alla cattura del giovane, finito nel carcere di Poggioreale, i carabinieri sono arrivati a conclusione di mirati e di prolungati servizi di osservazione e di pedinamento.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright MARIGLIANO.net


Leggi tutti gli articoli di >>




Articoli correlati



Altro da questo autore