CAMORRA: CONDANNE E NUOVI ARRESTI

Loredana Monda

Cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite dai carabinieri del Reparto Territoriale di Castello di Cisterna, coordinati dal tenente - colonnello Antonio Jannece. I provvedimenti, emessi su richiesta del magistrato Vincenzo D'Onofrio della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, hanno raggiunto altrettanti soggetti ritenuti affiliati ai clan Panico e Sarno. Quattro ordinanze sono state notificate in carcere, essendo i destinatari già detenuti.

Gli atti fanno seguito al deposito da parte dell'autorità giudiziaria di una sentenza avvenuta in data 18 gennaio 2008. Il Tribunale di Napoli si era pronunciato alcuni mesi fa, condannando, infatti, a pene esemplari dodici imputati nell'ambito di un processo per camorra, scaturito da pregresse indagini proprio degli uomini del Reparto Territoriale di Castello di Cisterna. Nonostante Francesco Panico, Antonio Sannino, Mauro Passarelli, Raffaele Manfellotto, Gennaro Porricelli (ritenuti rispettivamente capo dell'omonimo gruppo criminale operante a Sant'Anastasia e esponenti), nonché Carmine Caniello, Giuseppe Nappa, Raffaele Pasquariello, Diego Zucaro, Sabato Nappa, Salvatore Coppola e Rosario Piccolo (tutti stimati, invece, legati al clan Sarno) avessero chiesto, attraverso i loro legali, il rito abbreviato (che prevede la riduzione della pena fino ad un terzo) dinanzi al giudice per l'udienza preliminare sono stati colpiti da condanne pesanti (dai 6 ai 28 anni di reclusione) e da ammende pecuniarie (dai 4000 ai 1200 euro).

A vario titolo sono stati ritenuti colpevoli di associazione per delinquere di stampo camorristico, di strage, di detenzione illegale di armi e di esplosivo, di estorsione e di minacce. Nella mattinata del 21 gennaio 2008, i carabinieri hanno notificato l'ordinanza in carcere ai detenuti Mauro Passarelli, Antonio Sannino, Raffaele Manfellotto, Carmine Caniello. Diego Zucaro, che nelle more del citato processo era stato scarcerato, nonostante avendo saputo della sua condanna si fosse allontanato dalla sua casa di Ponticelli, è stato localizzato e arrestato dai carabinieri a Casalnuovo.

Tutto è cominciato con l'avvio di indagini da parte dei militari dell'Arma, dopo un agguato di chiara matrice camorristica, del 18 luglio 2006 a Sant'Anastasia, nel quale è stato ucciso Giuseppe Castiello (detto Peppe a' Capra), cognato dei fratelli Francesco ed Antonio Panico, capi dell'omonimo clan operante su Somma e Sant'Anastsia. Attraverso le indagini dei carabinieri di Cisterna, il fatto è stato quasi subito ricondotto al conflitto armato con i Sarno, finalizzato al controllo delle attività illecite in zone, con particolare riguardo alle estorsioni. Dopo pochi giorni, in data 12 agosto 2006, un nuovo omicidio, sempre a Sant'Anastasia: perde la vita Danilo Laloè, ritenuto legato ai Sarno. Anche il secondo attentato è subito inquadrato nella stessa faida è stimato una risposta al precedente. Nel tentativo di arginare la nuova guerra di camorra, i carabinieri procedono, quindi, con attività investigative finalizzate a ricostruire lo scenario all'interno del quale si muovono gli esponenti dei sue sodalizi in contrasto.

I militari dell'Arma si avvedono che un commando composto da Caniello Carmine, Coppola Salvatore, Pasquariello Raffaele, Pasquariello Onofrio, Bartolucci Gianfranco, Nappa Sabato, Piccolo Rosario e Zucaro Diego, mira a riconquistare il controllo di Somma e Sant'Anastasia per conto dei Sarno, attraverso l'eliminazione del vertice del clan rivale, ossia i fratelli Antonio e Francesco Panico. Era stato, in sostanza, pianificato di far esplodere l'auto blindata in uso ai due uomini, per i loro spostamenti, che avvenivano esclusivamente durante le ore diurne nei centri abitati di Sant'Anastasia e Somma Vesuviana. Per gli inquirenti, Giuseppe Nappa Giuseppe si era preoccupato di reperire, attraverso Onofrio Pasquariello, di professione fuochista, 5 candelotti in bachelite composte da una miscela di polveri piriche ad alto contenuto esplosivo, muniti di calamita e 61 ordigni di manifattura artigianale dello stesso contenuto dei candelotti.

Per l'attentato i malviventi si sarebbero serviti di 2 moto, 1 auto e 3 pistole. Dal potenziale esplosivo degli ordigni in questione (sequestrati tempestivamente e fatti brillare dagli artificieri del Comando Provinciale di Napoli, con la produzione di un cratere di circa 2 metri di profondità) si evince che l'attentato avrebbe potuto provocare anche vittime innocenti, ad esempio tra i cittadini in transito. Per fortuna, in data 23 agosto 2006, poche ore prima che il tremendo piano criminale fosse portato a compimento, l'interno dei carabinieri. Sono operati arresti e sequestri, concordati con la Direzione distrettuale antimafia. Subito raggiunti da ordinanza di custodia cautelare risultano Raffaele Pasquariello, Gianfranco Bartolucci, Sabato Nappa, Giuseppe Nappa, Salvatore Coppola, Rosario Piccolo, Onofrio Pasquariello (fermato a Rieti). Tutti sono ritenuti, in concorso tra loro, di aver compiuto azioni esecutive del citato disegno criminale, di aver detenuto, trasportato e condotto in luogo pubblico materiale esplosivo, tre pistole (non sequestrate, ma che si sapevano essere due cal. 7,65 ed una cal. 9x21) e munizionamento di vario calibro. In quel contesto, è stata riconosciuta l'aggravante dell'essere più di cinque e di aver agito con le modalità previste del 416 bis per agevolare il clan Sarno.

Attraverso ulteriori indagini, in data 25 agosto, è fermato, poi, nei pressi dell'abitazione di Luciano Sarno, Diego Zucaro. Anche per lui scatta il fermo d'indiziato di delitto. Per tutti gli indagati il fermo si trasforma in breve in ordinanza di custodia cautelare. Provvedimento restrittivo è emesso anche per Carmine Caniello, poi arrestato dai carabinieri della Compagnia di Riccione. In data 28 agosto 2006, tre giorni l'arresto di Zucaro, sono notati due appartenenti al sodalizio criminale dei Panico, che a bordo di auto, raggiungevano una attività commerciale di Somma Vesuviana a parere dei carabinieri sottoposta ad estorsione. E, nel corso del servizio di osservazione, i carabinieri hanno modo di riscontrare che i due uomini, dopo aver interloquito con il titolare dell'esercizio commerciale, mettono mano alle armi. Vista la situazione di pericolo per il commerciante, gli stessi militari intervengono, bloccando i due uomini, dopo un loro tentativo di fuga durante il quale un carabiniere si vede anche puntare una pistola contro. Nella circostanza, sono recuperati, quindi, due revolver calibro 38 special completi di munizionamento e in ottimo stato d'uso, di cui gli arrestati avevano tentato di disfarsi prima d'essere bloccati. Dalla Direzione distrettuale antimafia, sono emessi, a questo punto, altri cinque provvedimento a carico di esponenti del clan Panico. Nel processo che segue alla sbarra finisco i dodici soggetti condannati nei giorni scorsi.

Diversi anni, molto prima che una serie di operazioni delle forze dell'ordine e della magistratura portassero all'ammissione di un dilagare dei clan napoletani dei Mazzarelle e dei Sarno nella provincia con particolare riguardo all'area nolano - vesuviana, si avvertiva nell'aria la presenza di certi gruppi, che detenevano ad andare in contrasto con sodalizi preesistenti sul territorio, intenzionati a riorganizzarsi e a riappropriarsi della leadership e del controllo delle attività illecite. In tempi non sospetti era stato detto che soprattutto i Sarno avevano manifestano un'elevata capacità di penetrazione su territori come Pomigliano d'Arco, Castello di Cisterna, Brusciano, Mariglianella, San Vitaliano, Scisciano, parte di Saviano, Somma e Sant'Anastasia. Marigliano era stata definita sotto il controllo dei Mazzarella, con i quali i Sarno, in virtù di un patto non belligeranza tra i capi di San Giovanni a Teduccio e Ponticelli, non sarebbero mai entrati in conflitto. Di fatto non è accaduto.

Indagini di forze dell'ordine e magistratura, tra cui "La Rosa nel Deserto" hanno dato ragione a certe anticipazioni chiarendo che i due sodalizi avevano trovato una sponda in personaggi insediati soprattutto nei quartieri di edilizia popolare dell'area nolano - vesuviana. Per quanto riguarda Somma e Sant'Anastasia, si può dire che già all'inizio degli anni Duemila esponenti delle forze ammettevano di essere sconcertati per l'eccessivo silenzio che si avvertiva in due zone già stata teatro di una sanguinosa faida di camorra. A loro dire, tanto silenzio, non lasciava presagire niente di buono. I primi segnali che forse i Panico erano entrati in conflitto con i Sarno, sono stati registrati poco tempo dopo, quando si sono verificati spari all'indirizzo delle abitazioni e delle auto di personaggi della famiglia Panico. Nell'arco di qualche tempo, la situazione che si era venuta a creare che ha portato alla nuova guerra alla quale ora i carabinieri fanno riferimento, è risultata chiara. In un lasso temporale non lunghissimo, a farne le spese anche i commercianti e gli imprenditori per un periodo assoggettati non ad una, ma a due richieste estorsive provenienti da ambedue i sodalizi.

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