ARRESTATO SALVATORE AGRETTI

Loredana Monda

Se ventiquattro ore prima i carabinieri del Reparto Territoriale di Castello di Cisterna hanno portato a termine una operazione di contrasto ai clan dell'area nolana, con il servizio della mattinata dell'8 settembre 2007 la loro attenzione si è concentrata sulle organizzazioni criminali dell'area a sud del capoluogo campano. All'incirca alle ore 10 e 30 di ieri, i militari dell'Arma del nucleo operativo agli ordini del maggiore Fabio Cagnazzo e coordinati dal tenente - colonnello Aldo Saltalamacchia sono interventi a Torre Annunziata, arrestando un latitante.

A finire in manette Salvatore Agretti, classe 1967, del luogo, già noto alle forze dell'ordine, ritenuto dagli inquirenti un elemento apicale del clan Gionta, operante sul territorio cittadino. Stando a quanto messo in luce dai carabinieri, l'uomo era inserito in un elenco dei cento latitanti più pericolosi d'Italia, legati a fatti delittuosi riconducibili all'azione delle organizzazioni camorristiche.

Il quarantenne è stato colpito da un'ordinanza di custodia cautelare emessa, in data 8 aprile 2005, dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, per associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, con aggravante art. 7 della legge 203/90, per aver agito al fine di agevolare l'organizzazione di riferimento. All'atto dell'arresto, l'uomo è stato trovato in possesso di una pistola di fabbricazione clandestina calibro 9 parabellum, completa di serbatoio e tredici cartucce. Ventiquattro ore prima dell'arresto di Agretti, i carabinieri del Reparto Territoriale aveva portato a termine, invece, un'operazione ad Orta di Atella. A finire in manette il quarantaquattrenne Marcello Di Domenico, detto o' marciulliano, capo dell'omonimo gruppo operante nel nolano, considerato satellite dell'organizzazione dei Moccia di Afragola. Si nascondeva in un'abitazione della cittadina casertana: era solo e disarmato.

Allo stato attuale non si esclude l'ipotesi che si nascondesse nell'area con l'avvallo dei Casalesi, egemoni su quel territorio. L'uomo era stato in carcere. Era uscito. Era considerato pericoloso. Soggetti gravitanti nell'orbita del clan storici del comprensorio nolano, che volevano riappropriarsi del territorio, ricacciando su Napoli le organizzazione "intruse", che si erano estese anche sulle zone della provincia lo consideravano tra i pochi capaci di rendersi promotore di nuovi assetti, al fianco di altri uomini di camorra. Scarcerato, dell'organizzazione da lui capeggiata si è ricominciato a parlare pochi mesi dopo, in particolare in ordine ad alcune estorsioni a carico di imprenditori. Ora è tornato nelle patrie galere. I militari dell'Arma hanno messo fine alla sua fuga. Marcello Di Domenico era, infatti, irreperibile dal da qualche tempo.

Aveva violato la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con l'obbligo di soggiorno nel comune di Nola a partire dal febbraio 2007. Era stato, quindi, colpito da un'ordinanza di custodia cautelare, emessa in data 2 maggio 2007, dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale di Napoli, per associazione di stampo mafioso, per violazione della legge sulle armi, per estorsione e per altro. L'arresto del quarantaquattrenne capo - clan si inquadra i un contesto particolare. Ancora è considerata forte la camorra nel nolano, che a volte rivela un'organizzazione particolare che trascende dalle classiche attività cosiddette di strada della malavita organizzata, che riesce in sordina a entrare nel mondo degli affari. Dalle forze dell'ordine, in questo contesto, sono considerati ancora egemoni di fratelli Pasquale e Salvatore Russo, inseriti nel luogo elenco dei latitanti più famosi e più pericolosi d'Italia. L'organizzazione, per gli inquirenti, è ancora saldamente legata ai comuni di Nola, di San Paolo Belsito, di Saviano, di Piazzolla, tanto che non può essere esclusa l'ipotesi che i predetti soggetti non si nascondano proprio nel loro territorio di appartenenza, laddove è più semplice trovare persone fidate che mantengono il silenzio suoi loro spostamenti e sulle loro attività. Di tipo particolare anche l'organizzazione che si sarebbe dato, per le forze dell'ordine, il clan Russo, disinteressato alle sovraesposizioni che porrebbero a rischio i loro interessi economico-imprenditoriali, che pare continui a coltivare, benché duramente colpito dal blitz dei carabinieri del Territoriale di Castello di Cisterna e dell'Anticrimine di Napoli, dell'11 maggio scorso, che ha portato all'arresto di 89 persone. Ad essere colpite proprio le organizzazioni capeggiate dai fratelli Russo e da Di Domenico.

Gli attuali assetti sono sfrutto di alleanze, di successive contrapposizioni registrate negli ultimi due o tre anni in tutta l'area nolana, che sono sfociate, secondo i carabinieri, anche in una recrudescenza del fenomeno omicidiario. Dopo un'alleanza tra i Russo e Capasso avrebbe avuto origine una contrapposizione con Di Domenico. La chiusura di un accordo tra i Russo e Capasso, successivamente arrestato dopo un lungo periodo di latitanza, sarebbe sfociato, invece, in contrasti tra Di Domenico e Nino, il primo forte del sostegno di gruppi satellitari del clan Moccia di Afragola, il secondo in forte espansione nel comprensorio.

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