E IO PAGO!

Loredana Monda

Un contenzioso che si trascina da anni. Un giudizio importante, non fosse altro che per le pretese avanzate nei confronti del Comune, che se dovesse soccombere si ritroverebbe nella condizione di dover pagare oltre i quattro miliardi del vecchio conio.

Si tratta del contenzioso tra la Geseco e l'Ente locale. La predetta società, operante nel campo del censimento tributario, aggiudicataria di una gara espletata alla fine del 1999, avrebbe dovuto occuparsi del monitoraggio dei pagamenti dovuti dai cittadini relativamente a ici, tarsu, tosap, iacip, lampade votive, fino a recuperare il 70% dei crediti vantati dal Comune.

Erano i tempi dell'Amministrazione guidata dal sindaco Rocco Roberto Caccavale. Avrebbe, quindi, dovuto effettuare un monitoraggio degli immobili presenti sul territorio e delle condizioni dei medesimi. Avrebbe dovuto fare tutto in tempi brevi. Sostanzialmente, due gli scopi del Comune, secondo la Geseco: scongiurare l'imminente prescrizione delle annualità ici non riscosse dai contribuenti e fare il punto sulla quantità di soggetti obbligati al pagamento delle imposte comunali, predisponendo una banca dati che rendesse più agevole il servizio di riscossione.

Il discorso non era diverso, secondo l'autore del giudizio, relativamente ad altre imposte. Dopo la formalizzazione del contratto, stando a quando sostiene nella citazione la Geseco, la società ha avviato ed ha portato a termine una parte del lavoro. I problemi sono sorti quando ha chiesto al Comune ulteriori dati per l'individuazione degli evasori. Preoccupata dalla scarsezza dei dati raccolti, la società a responsabilità limitata ha chiesto ed ottenuto un incontro con alcuni responsabili di settore dell'Ente locale. Dopo la riunione in sette giorni, la Geseco avrebbe dovuto ricevere dal Comune i dati relativi a tarsu, acqua, tosap. Gli accordi sono risultati belle intenzioni.

A dimostrazione di ciò, nel ricorso è citata una nota del responsabile del settore finanziario di sollecito a quello dell'Ufficio Tecnico comunale. Una prima risposta da parte dell'Ut arriva nell'aprile 2001. Era trascorso circa un anno e mezzo dall'inizio della vicenda. Nell'arco del 2000, la Geseco era stata, già, costretta a produrre atti formali contro il Comune per le inadempienze dal suo punto di vista rilevate, visto che era stata nel frattempo liquidata per scadenza del contratto, che da atti scritti, secondo quando sostiene in giudizio, coincideva con il giorno di cessione dei dati come da verbale di consegna, non con quello indicato dall'Ente locale.

A quando detto, si aggiunga che da un certo momento in poi, stando a quanto sostiene, la società il Comune non ha versato regolarmente gli emolumenti dovuti. In questi anni, la questione non è stata risolta investendo l'Amministrazione di centrosinistra guidata dal sindaco Caccavale, la gestione commissariale del vice prefetto Arturo Caccia Perugini, l'Amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Michele Nappi, la gestione commissariale del vice prefetto Mariolina Goglia e l'attuale Amministrazione di centrosinistra guidata dal sindaco Felice Esposito Corcione, costretta ad un nuovo affidamento di incarico legale ai fini della costituzione in giudizio. E se il Comune soccombesse? Sarebbe costretto a pagare oltre due milioni di euro di inadempimento e liquidazione delle spese processuali.

Il denaro dovrebbe uscire dalla casse comunali, rimpinguate dai cittadini onesti che non evadono il pagamento delle tasse, che, dopo alcune scelte di politica economica del governo nazionale negli anni, temono gli aumenti, peraltro già visti sul territorio a metà del 2006 in particolare con la tarsu."E io pago!". Direbbe il principe Antonio De Curtis, in arte Totò.

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