MARIGLIANO: LA CGIL È PRESENTE

Loredana Monda

Legge finanziaria, trattamento di fine rapporto, sistema pensionistico. Rappresentano i punti focali del pubblico incontro promosso dalla Camera del Lavoro di Marigliano della Cgil, che si è tenuto a partire dalle ore 18 di giovedì scorso, presso l'aula consiliare del Palazzo Municipale.

Uno il dato importante: a distanza di pochi mesi dall'inaugurazione della sede cittadina, dalla quale arriva la promessa di altri convegni, la Cgil ha organizzato una prima iniziativa, ulteriore segnale di volontà di apertura al territorio. Due, invece, le note dolenti: da un lato la flebile presenza delle forze politiche, dall'altro la forte indifferenza, di fronte a temi d'interesse collettivo, dei cittadini - lavoratori, che quotidianamente lamentano, comunque, precarietà sotto il profilo socio-culturale ed economico.

Con l'incontro, come si evince dagli interventi di Armando Dell'Atti (responsabile Camera del Lavoro di Marigliano), di Giuseppe Errico (segretario generale della Camera del Lavoro Metropolitano) e Giovanni Sannino (segretario provinciale della Fillea), la Cgil ha inteso fare il punto sugli obiettivi che si era posto il sindacato rispetto all'azione governativa, a partire dall'approvazione della legge finanziaria, ponendoli a confronto con quelli realmente centrati.

La Cgil mirava alla tutela delle fasce deboli, al rilancio del sistema produttivo, alla risoluzione delle problematiche di precariato di lunga data nel pubblico e nel privato, al rinnovo dei contratti scaduti, alla revisione dei vecchi accordi sulle pensioni e sul trattamento di fine rapporto, alla discussione sulla questione meridionale. Certo non tutto è stato fatto, ma per il sindacato il giudizio sull'azione di governo è tutto sommato positivo. Tante polemiche sembrano, per la Cgil, soprattutto frutto di demagogia e di cattiva informazione.

Per il sindacato confederato, per la prima volta dopo decenni, la finanziaria varata guarda alle problematiche del Mezzogiorno. Toglie ai ricchi per risanare le casse dello stato, perché senza investimento, con un prodotto interno lordo ai minimi termini, un forte indebitamento con l'Europa, un'elevata spesa pubblica non esiste risanamento del sistema produttivo e non esiste sviluppo. Non tartassa le fasce deboli. Per la Cgil si conforma, in sostanza, ad un principio di equità, anche sotto il profilo fiscale. Qualunque comune cittadino con calcoli semplicissimi, relativamente a precise questioni può verificare i miglioranti.

Anche l'eventuale esercizio del diritto di utilizzo del trattamento di fine rapporto porta vantaggio e sgravi fiscali. Conviene, per il sindacato, fruire del diritto. Nessun obbligo, tuttavia, esiste in merito. Buono il giudizio anche su altri provvedimenti varati dal governo Prodi. Precisano dalla Cgil non si tratta di vicinanza ideologica, ma di inversione di rotta. Chiaramente, restano punti critici sui quali aprire il confronto. Se sarà necessario, il sindacato sarà pronto ad indire lo sciopero generale come ha fatto quando al governo c'erano altri.

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