E IL PARCO "CASTELLO-FERROVIA"?

Loredana Monda

Non è possibile tenere il conto delle volte in cui i cittadini hanno lamentato l’impossibilità di fruire di un bel parco, presso il quale rilassarsi, passeggiare, correre, portare i bambini a giocare. In un cassetto polveroso di qualche scrivania degli uffici del palazzo municipale dovrebbe giacere il progetto di un parco, che non è stato preso in considerazione, del quale addirittura qualche amministratore sembra ignorare l’esistenza.

Si tratta di quello denominato Castello – Ferrovia, che prende il nome dall’area nel quale era destinato a sorgere, vale a dire via Dante Alighieri, nelle vicinanze del Palazzo Ducale e della tratta della Ferrovia dello Stato Cancello – Marigliano – Torre Annunziata. Il progetto contemplava l’utilizzo di una zona di ettari ed ettari di verde, che sottratti alla speculazione edilizia, potevano servire allo svago ed al tempo libero.

Tra Via Nuova del Bosco, Via 11 Settembre e Via Dante Alighieri era previsto da vari piani regolatori di Marigliano un grande polmone verde con sentieri, viali alberati con essenza autoctone, prati per fare corsa ed attività sportiva o semplicemente per trovare pace e relax. A ridosso della sede ferrata erano previste anche delle aree attrezzate con parcheggi a servizio anche dei residenti del centro storico, che non dispongono di box auto.

Un’altra zona del parco era destinata ad accogliere un giardino mediterraneo ed aree attrezzate per il gioco dei bambini. Nella cinquecentesca masseria Penna, di cui si auspicava il restauro, era prevista la nascita di un agriturismo e di un ristorante tipico, dove cenare in tutta tranquillità, immersi nella quiete del parco. Il progetto sarebbe stato reso fattibile da acquisizione, basate sul reperimento di contributi messi a disposizione dalla Comunità Europea.

L’amministrazione di centrosinistra guidata dal sindaco Rocco Roberto Caccavale era intenzionata a fare del parco un grande attrattore turistico – culturale, un vero e proprio fiore all’occhiello, tanto da stanziare, nel bilancio 1997, quasi quattro miliardi delle vecchie lire, a cui aggiungere contributi della Provincia e della Regione. Si parlava già del progettista e dei direttori dei lavori, citando noti architetti e paesaggisti, quali Francesco Venezia e Renzo Piano.

Il progetto del parco sembrava essere stato ripreso dalla seconda giunta di centrodestra guidata da Michele nappi. Esisteva, dunque, una volontà trasversale. Il progetto è rimasto, tuttavia, arenato, nonostante potesse rappresentare una valida risposto, attraverso un intervento operativo, al degrado socio – culturale ed ambientale in cui versa l’area e l’intera cittadina, tanto che ora molti amministratori ne ignorano addirittura l’esistenza.

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