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lunedì 30 settembre 2013,
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In Italia il deficit più importante è quello ecologico

 

In Italia il deficit più importante è quello ecologico

 Premessa. Il debito pubblico Italiano rappresenta oggi un fardello che ormai ha superato i 2.000 miliardi di euro e incide sul Pil nella misura di circa il 130%. E nonostante le tante promesse di questo o di quel Governo (ormai faccio fatica a portare il conto), lo stesso continua ad aumentare e dunque ad arrestare lo sviluppo del nostro Paese, che qualche decennio fa scelse proprio la strada di ipotecare il futuro dei suoi figli, lasciando loro in eredità obblighi (o obbligazioni, fate voi..) e problemi che nel corso degli anni si è preferito non affrontare in maniera a dir poco irresponsabile.

Ma attenzione. Il debito economico non è l’unico fattore del quale dovremmo preoccuparci. Anzi. Forse tra le nostre ansie, ma soprattutto tra i nostri propositi positivi, ci sarebbe da selezionare e, di conseguenza affrontare molto velocemente, il problema del capitale “ecologico” che stiamo sperperando. E che, al contrario del debito monetario, non possiamo certo recuperare.

Qualche dato. Nell’area Mediterranea la domanda di risorse e di servizi ecologici è incrementata del 197% in soli 47 anni, per la precisione dal 1961 al 2008, aumentando il deficit ecologico del 230%. Per la cronaca, il deficit ecologico misura nient’altro che la differenza tra il flusso di energia e materia che serve per vivere e quello che il territorio realmente produce. Più del 50% dell'impronta ecologica dell’Area appartiene a tre Paesi, che sono la Francia (con il 21%), l'Italia (con il 18%) e la Spagna (con il 14%). Al contempo tre Paesi rappresentano più del 50% della biocapacità (ossia la possibilità di rigenerare le risorse perse) e sono la Francia (con il 31%) la Turchia (con il 15%) e la stessa Italia con l'11%.

Risultato? In base a tutti ciò scopriamo che l’Italia purtroppo presenta nel Mediterraneo il maggiore deficit ecologico, seguita da Spagna, Francia, Turchia ed Egitto. In pratica il nostro Paese presenta circa 200 miliardi di ettari globali di deficit ecologico e contribuisce così ad un quarto del deficit totale della regione mediterranea. Questi dati, alquanto allarmanti, possono e devono diventare, soprattutto in un momento in cui si cercano nuovi elementi per calcolare e individuare nuovi indicatori di benessere e progresso di una nazione, elementi fondamentali per reimpostare i riferimenti economici di bilancio, affiancando ad esempio una contabilità “ecologica e sociale” a quella economica, con l’obbligo/capacità di rispettare i limiti del nostro ambiente e il serio impegno a rigenerarlo una volta consumate le sue matrici ecologiche fondamentali (terra, acqua, aria, biodiversità). Il tutto evitando ad ogni costo il prosieguo di quell’odiosa abitudine al “no a prescindere” che da anni in Italia blocca l’ammodernamento del paese, e promuovendo con l’innovazione, l’utilizzo consapevole e una rinnovata attenzione al nostro territorio il benessere e lo sviluppo della società umana, in un sano processo di crescita sostenibile (personalmente non credo nella decrescita felice…).

Morale della favola. Anche per le ragioni sopra elencate l'attuale crisi economica e finanziaria può diventare l’opportunità principale per avviare un' autentica Green Economy. Si può seminare oggi, ma solo se usiamo intelligenza e un po’ di visione di crescita sostenibile del domani. Dobbiamo volerlo davvero, magari vincendo pregiudizi spesso fondati sull’ignoranza e su quella paura che a lungo ci hanno negato le occasioni migliori per dare spazio alle strumentalizzazioni peggiori…

 
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