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lunedì 27 gennaio 2014,
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Tenco, il sogno di una “nuova canzone d’autore”

 

Tenco, il sogno di una “nuova canzone d’autore”

“Meglio di lui nessuno mai ti potrà indicare gli errori di noi tutti che puoi e vuoi salvare. Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento, Dio di misericordia, vedrai, sarai contento”.
Con queste parole Fabrizio De Andrè ricordava nella sua “Preghiera in gennaio” l’amico Luigi Tenco, trovato morto nella camera 219 dell’hotel Savoy durante il Festival di Sanremo del 1967 ( al quale lo stesso Tenco partecipò con il brano “Ciao amore, ciao”, quasi ad anticipare il terribile epilogo con cui ci si sarebbe confrontati nell’immediato futuro ).

Sono passati 47 anni dal tragico evento che segnò un momento di svolta fondamentale per la canzone italiana: il sogno di Tenco, quello di una canzone che potesse varcare i confini del melodramma, della rivolta a caratteri piuttosto ingenui del primo beat italiano, fu finalmente realizzato.
La sua morte fu come catalizzatrice di una nuova coscienza nella musica italiana che deve anche a questo grande artista la fase matura della “nuova canzone d’autore”, impostasi nella penisola tra la seconda metà degli anni ‘60 ed i primi anni ’70.

Il mondo della
canzone made in Italy oggi non può fare a meno di ricordare uno dei più grandi artisti della sua storia.  “ Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt'altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi”.
 

Esposito Vincenzo

 
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