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domenica 12 luglio 2009,
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Marigliano: "Il Maestro Vincenzo Alise"

 

Marigliano: 'Il Maestro Vincenzo Alise'

“L’anima di Vincenzo Alise è nella musica da lui creata, nelle composizioni originali, come nelle orchestrazioni e nelle interpretazioni di brani lirici e sinfonici. Il linguaggio con il quale parlava a se stesso e comunicava con gli altri era la musica. Strumenti erano la tastiera del pianoforte e le cinque linee del foglio musicale. Questo era vero quando viveva, è più vero oggi che non è fra noi e con noi non condivide i giorni e le ore, le passioni e le speranze, il presente carico di un futuro, sperato o temuto”.

Così Emilio Sena ricordava, nel 1997, in una sua accorata ed articolata commemorazione, il maestro Vincenzo Alise, scomparso l’anno precedente, uno dei nostri concittadini che più largamente e gloriosamente hanno diffuso il nome di Marigliano fuori dei suoi confini. La sua vocazione musicale risalta nitidamente già nella sua biografia di enfant prodige, figlio d’arte (il padre era solista di corno nella locale banda musicale), impegnato nello studio della musica sin dall’età di otto anni, e divenuto, ancora adolescente, solista di flicorno sopranino in rinomati concerti bandistici pugliesi. Una vocazione, la sua, che non gli faceva pesare i disagi e i ritmi gravosi della vita errabonda e faticosa dei “suonatori di banda”, così come gli rendeva lieve l’impegno assiduo e intenso nello studio, anche durante i difficili anni della guerra trascorsi sotto le armi.

Tra i miei ricordi rimane indelebile quello della prima volta in cui ebbi la fortuna di ascoltarlo. Era una sera di festa dell’immediato dopoguerra, in piazza San Vito, e la banda musicale locale eseguiva musica lirica: ad un tratto, durante l’esecuzione della selezione di un’opera famosa (forse l’ Aida), si levarono nell’aria, nitide e possenti, le note di una tromba solista: era Vincenzo Alise che deliziava il pubblico con l’interpretazione di alcune arie celebri, suscitando applausi scroscianti.

Un’attività di solista che sembrava già destinata ad assicurargli fama e successo, ma che invece avrebbe ceduto il posto ad un’altra ancora più prestigiosa: la carriera – iniziata dopo il conseguimento, nel 1948, del diploma di composizione e strumentazione per banda - di maestro concertatore e direttore di concerti bandistici.
Un noto direttore di bande, il m.° Francesco Cardaropoli, lo ricorda come “un grande concertatore, forse il migliore”, che “provava per classi” (cioè solo clarinetti, o solo sassofoni, ecc.), con grande pazienza e puntualità, impegnandosi strenuamente ad avvicinare la banda alla musica contemporanea ed attingendo risultati insuperabili sia nelle marce sia nel repertorio sinfonico: “uno dei maestri più richiesti nelle regioni di tradizione bandistica come Abruzzo, Campania e Puglia”.

Ne fanno fede i nomi delle bande da lui magistralmente dirette durante più di un quarantennio, da Cicciano a Sora, Ceglie Messapica, Noci, L’Aquila; da Castellana Grotte a Montemaggiore, Bracigliano, Montefalcione, Pietrastornina, Manduria, Mercato S. Severino, Squinzano. Così come è indice della sua fama un episodio impresso nella mia memoria: un’estate di molti anni fa, ero a Positano, dove, in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna Assunta, suonava una banda non diretta da lui; essendomi trattenuto a discorrere con alcuni solisti, questi, nel sentire che ero di Marigliano, fecero subito il nome del M.° Alise, accompagnandolo con espressioni lusinghiere di lode e di ammirazione.

E rimane memorabile, nelle cronache, tra gli altri, un concerto bandistico da lui diretto a L’Aquila, in una serata fredda, durante il quale “senza spartito, il giovane prof. Alise guidava altrettanti maestri docili al suo comando” nell’esecuzione di Giulietta e Romeo, “pezzo difficilissimo”, che mandò “in visibilio” il pubblico: un concerto concluso brillantemente da una elettrizzante fantasia di canzoni di tutti i tempi, elaborata dallo stesso maestro, in cui a volte più motivi si rincorrevano o intrecciavano producendo “un’armonia squisita”.

Neanche questa attività, però, esaurisce la caratterizzazione della figura di Vincenzo Alise: egli fu, infatti, compositore apprezzato di marce sinfoniche, tra cui le più note La Familiare, Grido d’amore, Grotte di Castellana, Centofantiana. Fu, inoltre, valoroso pianista e fisarmonicista (gli anni immediatamente successivi all’armistizio lo videro esibirsi alla fisarmonica in feste di paese con il fido compagno di armi e concittadino, il valente clarinettista m.° Vincenzo Napoletano, che sarebbe stato poi suo biografo). Aveva anche una bella voce, ed io ricordo di averlo sentito intonare una melodiosa canzone d’amore di sua composizione. Un sentimento che avrebbe trovato la sua consacrazione nel felice matrimonio con Rosa Forgione, una gentile insegnante irpina.

Uomo dotato di grande ricchezza spirituale, poté inoltre soddisfare l’esigenza fortissima di trasmettere agli altri la sua passione per la musica, di infondere nei giovani l’amore del bello e dell’armonia: donde la fruttuosa partecipazione al concorso per l’insegnamento di musica e canto corale nelle scuole medie statali, e il conseguente esercizio dell’insegnamento in vari Istituti delle province di Napoli e di Avellino: un insegnamento avvalorato e coronato dall’organizzazione di mirabili e applauditissime manifestazioni musicali in cui si esibivano gli alunni.

Una figura poliedrica, quindi, quella di Vincenzo Alise, quale appare dalle alate parole della commemorazione di Emilio Sena e dalle puntuali e partecipi testimonianze del m.° Vincenzo Napoletano e di Gennaro Pomaretti, oltre che dai giudizi espressi su di lui da solisti, direttori di banda e cattedratici, come il violista Sebastiano Esposito, il m.° spagnolo Jorge Egea, il m.° Cardaropoli e il prof. Modestino De Chiara. E’ dunque auspicabile che in un futuro prossimo il nostro Comune intitoli a questo suo figlio benemerito una strada cittadina, a rinverdire l’ammirazione e la gratitudine per uno dei più geniali, sensibili e generosi mariglianesi.

Franco Trifuoggi

 

 
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