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domenica 13 gennaio 2008,
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G I O V A N N I    V E N D I T T O

 

G I O V A N N I         V E N D I T T O

"L'intramontabile": con questo appellativo veniva designato, dai cronisti sportivi, Giovanni Venditto nell'ultimo periodo della sua attività calcistica, quando, ormai non più giovanissimo, ricopriva il ruolo di allenatore-giocatore nella gloriosa "Mariglianese".

Erano i tempi d'oro (ed anche eroici…) del calcio locale, governato da personaggi carismatici come il presidente Robustelli, il segretario maresciallo La Marca e il vulcanico Totonno Napolitano ("'o Cciucca") - assiduamente coadiuvati da chi scrive - e onorato da atleti generosi quanto valorosi, come, tra gli altri, i due poderosi mediani Francesco Odore e Umberto De Caprio (il compianto "Tittuccio"), i portieri Ciolfi e Guerriero; i terzini Nappi e Peluso, il centrattacco Minale (alias "Cianiello"), specialista in "rovesciate" acrobatiche.

Ho usato, non senza nostalgia, la nomenclatura calcistica del tempo, in cui vigeva il sistema, una variante del quale era il vianema - così chiamato perché escogitato dall'allenatore Viani -, un particolare schieramento difensivista della squadra - la Salernitana - che prevedeva un libero dietro i due terzini, e un finto centravanti che aveva un ruolo simile a quello del centromediano metodista; non ho citato, poi, ovviamente, le vecchie glorie mariglianesi militanti in altre squadre, per ricordare le quali occorrerebbe ben altro spazio.

Alla nostra compagine di quegli anni, che raggiunse l'ambito traguardo della "Promozione" (categoria allora immediatamente successiva alla "Quarta serie") "l'intramontabile" non fece mancare l'apporto prezioso della sua esperienza e dei suoi gol, frutto della sua micidiale "castagna", e spesso risolutori di una partita incerta o spigolosa.

Nato a Marigliano il 26 gennaio 1916, Giovanni Venditto, ala sinistra, è stato giustamente definito "uno dei fedelissimi" e dei "più rappresentativi" giocatori del Napoli, in cui militò per molti anni. Vestì, infatti, la maglia azzurra dalla stagione 1934-35 a quella 1942-43, e disputò 175 partite (di cui 152 in serie A e 23 in B), segnando numerosi gol. Gli addetti ai lavori ricordano che egli giocava e segnava "con lo stile di Gigi Riva", e che i suoi gol "erano sempre frutto di un'eccezionale potenza atletica" oltre che di un tiro micidiale.

Tra tanti, rimane memorabile nella storia del calcio italiano il gol da lui realizzato nei primi 20 secondi di gioco contro la Fiorentina (e al quale fu dovuta la vittoria del Napoli): senza dubbio la rete più rapida nella storia dei partenopei, nella cui formazione di quella irripetibile giornata spiccano nomi come quelli di Pretto, Gramaglia, Di Costanzo, Verrina, mentre nella Fiorentina troviamo nientedimeno che Valcareggi. Il gol fulmineo era stato frutto di un forte tiro, sferrato da Venditto in piena corsa, su passaggio (non si usava, allora, parlare di cross) di Verrina, che neanche l'uscita in extremis del portiere Griffanti era riuscito a neutralizzare!

Non meraviglia, dunque, apprendere (o ricordare) che il Nostro, ad un certo momento della sua luminosa carriera, fu ritenuto una delle migliori ali sinistre del campionato italiano, meritando, quindi, alcune convocazioni con la Nazionale: fu anzi il primo giocatore del Napoli a giocare in Nazionale! Il 5 aprile 1936, per la precisione, vestì a Novara la maglia azzurra contro la Svizzera con la Nazionale B, nella quale militavano allora assi come Olivieri (futuro campione del mondo), Fiorini, Busani (non ancora in forza al Napoli), Gabetto. I nostri cadetti sconfissero agevolmente gli elvetici per 2-0, e fu proprio Venditto a segnare la seconda rete "con una staffilata imparabile".

Un vero campione, dunque, che divenne assai popolare (proprio come i vari Sallustro, Sentimenti, Mosele, Andreolo) nonostante la mancanza della televisione; ma anche un uomo onesto e generoso, marito e padre affettuoso, come lo ricorda chi, come me, ha avuto il privilegio di conoscerlo (sin da quando, bambino, gli chiesi timidamente l'autografo) e di frequentarlo, anche quando lasciò l'attività sportiva per impiegarsi presso la locale scuola media: impiego che dovette poi lasciare per poter curarsi meglio, finché fu stroncato dal male, a soli cinquantotto anni: lo ricordarono allora con ammirazione e rimpianto i quotidiani e i periodici sportivi.

Un uomo che ha onorato, quindi, la propria città nel campo dello sport, e alla cui memoria è stato giustamente conferito, nel corso di una suggestiva manifestazione, il premio "Mario Riva" con una lusinghiera motivazione.

FRANCO TRIFUOGGI

Nella foto La U.S.Mariglianese degli anni d'oro

 
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