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mercoledì 22 gennaio 2014,
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Marigliano, la Chiesa della SS.Pietà e S.Lazzaro

 

Marigliano, la Chiesa 
della SS.Pietà e S.Lazzaro

MARIGLIANO - Nel Seicento a Napoli e nella provincia il sentimento religioso era assai diffuso soprattutto nelle classi popolari. Si trattava di una religiosità improntata per lo più al piacere, alla paura e alla meraviglia prioritaria rispetto ai bisogni dell’uomo che provava piacere nella sua familiarità col divino. Anche la beneficenza era una forma di investimento spirituale.

Alla fine del secolo XVI una congrega di laici edificò per scopi di beneficenza la Chiesa della Pietà e S.Lazzaro nell’odierno Corso Vittorio Emanuele III, un tempo “fuori le mura”.
La Confraternita della Pietà era “poverella”. Essa infatti non aveva come insegna il pallio ricamato d’oro, ma una Croce di crudo legno e una bandiera con l’effigie della Pietà. La mantellina rossa che i confretelli indossavano sul camicione bianco era orlata da una modesta trina. Un medaglione con la Pietà sbalzata era il distintivo.

La Congrega s
i sosteneva sui lasciti dei bonatenenti e sull’obolo annuo che umili cittadini versavano per assicurarsi, dopo la morte, le esequie, la sepoltura e un certo numero di messe.
I confratelli venivano seppelliti sotto il pavimento della chiesa in una fossa separata da quella dei morti violenti.

La peste dal 1650 fece a Marigliano decine di morti che vennero seppelliti nella Pietà.
I confratelli pregavano ogni sera per le vie cittadine per le anime del Purgatorio. Curavano gli infermi. Alleviavano la miseria. Dotavano ogni anno, di Pentecoste, una giovane bisognosa di marito. Accompagnavano, infine, i morti violenti alla sepoltura.

La chiesa, barocca nell’insieme, presenta una sola navata con abside, cupola e transetto che al vespero il sole inonda di oro vecchio.
Un tempo era vivo il culto di S.Lazzaro il cui simulacro di legno, barocco nei tratti, nell’ incarnato e nel panneggio, è collocato sull’altare a sinistra per chi entra.
Suggestivo è il “Gesù morto”, in cartapesta del ‘’700, che il venerdì santo viene portato in processione per la città.

Ragguardevoli s
ono due dipinti: la tavola sull’altare maggiore (che custodisce nella nicchia sottostante il corpo del martire S.Liberatore) e la tela nel soffitto.
Il dipinto sull’altare maggiore, datato 1599, è di Detius Tramonts di cui non abbiamo notizie. L’opera che rappresenta la “Madonna ai piedi della Croce col Figlio morto, le pie donne e santi”, restaurata da E. Fiore nel 1881, rientra nei canoni accademici della pittura sacra barocca.

La tela nel soffitto, in pessime condizioni, datata 1784, raffigura la “Madonna nel cencolo con gli apostoli”. L’autore è Angelo Mozzillo, un prolifico pittore di Afragola, formatosi nell’ambito della pittura del Bonito alla metà del Settecento. Fu attivo nel nolano. Per varie chiese e conventi dipinse tele e affreschi, caratterizzati da una fiacca ripetizione di moduli formali e compositivi ripresi dal Giordano e dal Solimena.

 

 
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